sabato 24 novembre 2012

IO SONO ANARCHICO


Io sono anarchico.
Non voglio essere governato.
Non voglio essere ne’ costretto ne’ convinto a fare delle cose.
Voglio vivere in quella condizione di grazia (e perche’ poi deve esserlo solo di grazia?) in cui c’e’ il silenzio intorno. E puoi ascoltarti e decidere, persino con entusiasmo, di assecondarti.


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giovedì 15 novembre 2012

DECRESCITA STICAZZI

"Signore
io sono Irish
quello che non ha
la 
MOTOZAPPA"




(AL_TERZO_DOPPIO_WHISKY)

domenica 9 settembre 2012

NAGA TUPHANA - CONVERSAZIONI RILEVANTI

E cosi', visto che faceva caldo, freddo, sete o non lo so, ci siamo fermati a fumare una cinquantina di sigarette invece di fare quello che tanto non ci fregava quasi niente di fare.
Adesso... forse e' vero che se non fossimo stati in campagna non avremmo affrontato quei discorsi. O che se fossimo stati un un centro commerciale avremmo parlato d'altro. Ma io non ci credo. Perche' io parlo d'altro quasi mai. Al limite sto zitto.
Dunque, parlando parlando fumando fumando non lavorando non lavorando, abbiamo tratteggiato l'apologia di reato che e' lo staccarsi da qualsiasi morale e condursi per cieli stellati oltre i confini della terra rossa, oltre i confini dei colori e oltre le bandiere i cui stendardi si macchiano dei peggiori crimini e dei migliori dolori. Insomma: abbiamo steso un progetto senza capo ne' coda e ci siamo raccolti a cerchio sopra una sola parola. Abbiamo definito improprio il termine “ora d'aria” e abbiamo rivalutato l'orgoglio, perche' da qualche parte bisogna prenderla la spinta. Abbiamo favoleggiato di possibilita' marchiane e di altre piu' plausibili somiglianze, e poi ci siamo accorti che qualsiasi cosa avessimo detto, per noi, alla faccia del freddo, sarebbe stata sempre estate. E che i ponti non sono cosi' scomodi come dicono e che in fondo basta un dito per levare all'orso tutto il braccio, anche fino sopra al gomito.
S'e' prospettato, immediatamente come possibile, un arcano dal passato. Una montagna, una valle, quattro case e l'orto. Nessuna strada. E s'e' ammirata con parsimonia e fierezza la forza che deriva dal poter “fare senza”. In fondo quello che vale e' la vicinanza. E la tendenza. Tante vite in una sola. Non dico tutte, ma il maggior numero che si possa.
Del resto come dimenticare che i Sioux avevano quattro virtu' di cui andare fieri, quando a noi restano solamente le macchine e i figli su cui far crescere il muschio delle frustrazioni?
E' quindi deridendo gli ortopedici e i loro parametri di buona salute che abbiamo mirato sopra ai defunti lividi nei centri commerciali, e sulle segretarie che al quarto passo scodinzolano prima di stramazzare.
Abbiamo derubricato le impossibilita' che ci fanno diversi da chi viaggia smolecolarizzato, e ci siamo detti che non siamo, no, il nostro corpo. Certo che non lo siamo.
E abbiamo concluso con l'evidenza dei fatti, ammirandoci un po' ridendo seduti sopra i sassi, che
solo gli anarchici sono belli, o insomma... solamente i ribelli. Quelli, nel cupo menefreghismo, s'inquietano e traggono dal limite estremo ogni stilla di sangue quando pioggia diviene e li innaffia. Aspettano chi freme, fremono e non temono nessuna minaccia. Scaraventano ogni peso e sbeffeggiano i deliranti osceni giochi. Selvaggi, a loro bastano sassi lisci, terra e foglie. E incorruttibili sono, perche' non si stendono su nessun tempo immemore, sopra nessun futuro, dato che ci si ribella nell'istante di non sopportazione, e mai per un paradiso promesso, per un sogno negato o per una scala di basalto che qualcuno da sotto ti ha levato. E incorruttibili rimangono, da sempre e per sempre, perche' annullano il tempo e il divenire urlando se stessi a squarcia gola sopra al mondo, e il mondo li osserva trema e poi vibra con un clamore armonico.
Ci si ribella in un tempo immobile, e' stata la conclusione. E si resta fermi nello spazio per sempre. E se anche durasse solo il battito di ciglia quel momento irripetibile, a pochi sarebbe stato concesso di incarnare cosi' tanta meraviglia.


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lunedì 3 settembre 2012

PERDUTA (MA ERA UNA BATTAGLIA O LA GUERRA?)

Forse abbandonando il Pantano, dopo due anni di occupazione, non pensavo di perdere molto. Forse non pensavo affatto. Non piu', dopo due anni di logorio in pasto a giochi infami, a simulazioni politiche e a carne maciullata. Forse vedere passare i compagni sotto le bandiere, ognuno sotto la propria, mi aveva disarmato. E la benzina era finita, insieme alla voglia di bruciarle quelle bandiere.
Pero' ricordo le manifestazioni. Del paese tutto intero. E l'occupazione dell'allora Ipercoop, poi divenuto centro commerciale sterminato. Ricordo le baracche, le tende, e tutti i cani sciolti. Quelli che sono finiti invariabilmente male. Chi in un senso chi nell'altro. Salvo forse quel paio di eccezioni.  
Mi aspetto di vederli sorgere altrove, prima o poi, quei vecchi ragazzi. Perche' sono sicuro che anche se oggi languiamo distanti o sommersi, nessuno di noi e' cambiato. Nessuno di noi e' stato veramente sconfitto. 
Forse adesso facciamo tutti schifo. Ma siamo stati tutti meravigliosi, un giorno. 

A voi che passate di qui presento il nuovo avatar di Alpexex.
E' una foto scattata nel 2003.

Di seguito ne pubblico un'altra presa dal web.

Trovate le differenze.


(nuovo avatar)





(immagine presa dal web)


Ps
L'ultima volta che tornai alle baracche, quelle da cui fu scattata la foto delle tende e che in seguito vennero abbattute, passai una buona ora a leggere le scritte con le quali avevamo riempito i muri. Gli altri stavano fuori quella notte, distanti e in silenzio. Io sentivo l'eco di mille voci festanti. Quelle voci stanno dentro la mia testa. Chi e' stato testimone almeno una volta del meglio che sanno dare le persone, sa di essere invincibile.


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lunedì 27 agosto 2012

CONSIDERAZIONI MUSICALI DOPO LA PRESENTAZIONE DELL'ULTIMO LIBRO DI GERARDINA COLOTTI

E' vero: anche qui, qualcuno, potrebbe fare suo il vespro, o il sole dell'Alba. E potrebbe puntare i fucili sugli oppressori. Potrebbe, quel qualcuno, farsi portavoce di fazioni allargate e saldate di fronte al pericolo di un invasore. L'invasore unico, che viene vestito da liberatore. Qualcuno potrebbe farlo, vestendosi lui stesso da liberatore. Qualcuno potrebbe raccogliere le istanze di mille particolarismi, di tutte le facce diverse cresciute a pane e superstizione. Potrebbe dire che la dignita' e' di ogni cultura, e magari sotto sotto trattare con gli stregoni. Da questa prospettiva pero', l'autodeterminazione dei popoli e la liberta' di religione, sembrano benedizioni all'ignoranza. Non esiste una sola bandiera che non sia servita infine come sudario ai morti ammazzati e contemporaneamente ai commensali papponi. E si, potrebbe arrivare qualcuno di forte, appoggiarsi alla carne della gente, e scalzare la classe dirigente. O trovare il puntello per farci gli affari piu' convenienti. A guardare indietro, in effetti, pare assodato che due blocchi in guerra producano muro e ombra. Lo Stato invece, produce sempre mafia. Il nazionalismo, razzismo. La patria, morti ed eroi, che poi sono quasi sempre la stessa cosa. Infine, chiedersi cosa voglia dire chiamarsi progressisti e fare fronte unico, contro l'imperialismo, insieme a crogioli di preti come l'Iran o insieme ad accozzaglie di clan camorristici berberi, e' pur sempre lecito. Come controbattere che se il pericolo e' immane, la morsa stretta, la disperazione alla gola, allora si invoca persino l'appartenenza nazionale, il dittatore, e ci si allea finanche col demonio.
E dire che scendendo al paese stasera Battiato cantava, e del diavolo proprio. Che sarebbe mancino, subdolo e suonerebbe il violino, cantava. E sulla questione, sembravamo tutti d'accordo.


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lunedì 20 agosto 2012

CARO ANTONIO - PROMEMORIA

Caro Antonio, questa non e' una lettera ma un promemoria, anche se comincia con “caro Antonio”, la qual cosa potrebbe trarti in inganno.
Questo promemoria comincia con la parola “caro” perche' tu mi sei caro, e anche se mai te l'ho detto e mai tu nulla di affettuoso (se non una volta forse) hai detto a me, sono sicuro che lo sapevi che ti volevo bene, come io sapevo di farti molta simpatia. Negli anni, gli sguardi, ci hanno brillato piu' volte incrociandosi, forse perche' condividevamo, prima ancora che certe posizioni rispetto allo scibile e all'imponibile, anche il fatto di stare con donne in certo qual modo tra di loro simili. Insomma, quello che condividevamo io e te, era la rara e fresca complicita' in svariati eventi delle nostre separate vite. Quindi, come io ti ho sentito caro, cosi' anche tu devi avermi voluto bene, se non da subito, almeno nel tempo.
Questo promemoria, caro Antonio, non lo scrivo per te. Intestartelo mi serve solo ad aiutare la memoria, che a differenza tua, io non ho di ferro.
Questo promemoria e' per me infatti, perche' l'ultima volta che ci siamo visti ho dimenticato di dirti una cosa, e sicuramente desidero ricordarmene alla prossima occasione.
Quello che voglio dirti, Antonio, la prossima volta che ti vedro', e' che il fuscello si piega al vento, la canna non si spezza, ma la tartaruga muore se viene capovolta.
Tu di tartarughe non capisci un cazzo, e' evidente, altrimenti non avresti scelto quell'animale come modello a cui tendere.
J, invece, voleva diventare una quercia, ricordi? Ce lo diceva spesso, al bar, quando per sbaglio lo incontravamo. A te non piaceva J, e neanche a me piaceva molto. Perche' farsi piacere un raver bruciato con una lobotomia parziale stampata in fronte non e' semplice. Non per me, meno che mai per te, che rispetto a me sei sonoramente vecchio e poco incline alle droghe, anche se rispetto a me ti lanciavi volentieri in teorici apprezzamenti del sottoproletariato borgataro con la malattia a tuo dire curabile del fascio. Oggi anche io sono come te, poco incline allo sballo, ma questo di sicuro non lo puoi sapere, dato che sono talmente tanti anni che non ci vediamo che di sicuro di me piu' niente sai. Io invece di te continuo a sapere forse tutto, molto piu' di allora, almeno. E' ormai semplice sapere di te. O questo e' quello che mi sembra. Poi magari mi sfuggono realta' che ormai tu conosci, alle quali ormai tu sei dentro, e se cosi' e', scommetto che sei anche contento di avere avuto alla fine torto e torto marcio a proposito delle posizioni di intransigente materialismo sotto le quali ti barricavi. Del resto, avere ragione, e gia' all'epoca lo sostenevo, e' uno dei fatti piu' inutili e sopravvalutati nella vita delle persone. Magari oggi ne sei convinto anche tu.
Caro Antonio, tu hai sempre fatto la tartaruga. Con le tue braccia corte, corte da fare impressione, ma con la pacatezza che ti veniva da un sistema di pressione sovrumano. 
Dove arrivavano le tue braccia, li' segnavi, senza fare uno sforzo di troppo. Mi chiedo se la tua macchina ancora adesso (ma chissa' dov'e' adesso la tua vecchia macchina) abbia l'assicurazione appiccicata di traverso al centro del parabrezza. Guardandola, si poteva capire immediatamente dove saresti arrivato con la mano, spostando il braccio dal volante per toccare il vetro.
Non me la ricordo prima del 2003, la tua macchina. Forse ne avevi un'altra, ma ne dubito.
La prima sera in cui ricordo che ci salii, fu quando mi venisti a prendere alla stazione di O. E fu allora che mi dicesti quella cosa (forse) mezzo carina di cui scrivevo piu' su. Ridacchiando, dopo un po' che parlottavamo in viaggio dei processi e delle inchieste, tu mi guardasti di sbieco guidando e in un risolino dicesti che ero cresciuto. O che almeno cresciuto sembravo. Ti saro' per sempre grato di quel momento. Piu' ancora che del fatto di avermi iniziato alla geopolitica.
La tua macchina, Antonio, era un vero cesso. A montarci dentro, sembrava di stare come in una ceneriera. Probabilmente non lo sapevi che esistono i bidoni della monnezza e che nessuno ti premia se conservi tutti i pacchetti svuotati di Benson Blu. La cenere poi, la buttavi rigorosamente a terra, sui tappetini. Probabilmente ignoravi anche il fatto che un vetro si puo' riparare, e che se il finestrino si blocca, puoi cercare addirittura di sbloccarlo. Questo se proprio ci tieni a non usare il posacenere, e se come unica alternativa a ciccare dal finestrino ritieni utile e possibile solo sversare sul tappetino.
La sera che feci rientro in casa tua a M, c'erano anche F e altri compagni. F l'ho amato, degli altri compagni mi sono dimenticato. Forse era l'unico degno di nota, F.
Si e' vero, c'era anche M, il povero M, ma M prima che un compagno era un amico.
La casa in cui vivevi con tua moglie era un cesso peggio della macchina. Perche', caro Antonio, se non ce la fai a stare dietro ai loro bisogni, non ti pigli tre cani dal canile, di cui uno tutto nero e grosso come un maremmano. Le spalle Antonio, le tue spalle, me le ricordo strette, degne radici delle braccia corte. E se la tua compagna e' LEI, incontrollabile, passionale, ma anche sfasciata quel tanto che basta, ritrovarsi sulle spalle il baraccone da portare avanti non consiglia di aggravare la situazione acconsentendo ad adottare tre cani sballati. Ma tu Antonio miravi e hai sempre mirato a essere una tartaruga. Una tartaruga difficile da rovesciare, pesante, lenta ma decisa. Coriacea. E come una tartaruga procedevi sorridendo di tutti i malanni. Di tutte le imboscate che il mondo ti tendeva. Immacolato e intoccabile nella tua rigorosa logica. Beh Antonio, forse non potevi essere altro che una tartaruga, viste le spalle, la pressione e le braccia che ti ritrovavi, ma di tartarughe non hai mai capito un cazzo, e' evidente. Perche' le tartarughe vanno per la loro strada senza poter guardare, con scarso interesse alle distrazioni, corazzate e contente della lattuga, se la trovano sulla via. Magari mordono, soffiano e fanno male, sono temibilissime avversarie. Ma se le capovolgi Antonio, il gioco e' finito.
Ti ho sempre visto procedere con semplicita', nei pensieri e nelle azioni. Ti ho visto risolvere con lo spago guai a cui sarebbe servita una catena e con nastro isolante guai a cui sarebbe servito un cambio della conduttura del gas. O con la benzina e l'accendino, guai a cui sarebbe servito un decespugliatore. E ti ho sempre immaginato come una intelligente tartaruga che avanza guardando avanti, studiando i pochi dati a sua disposizione e facendone tesoro. Ma tu di tartarughe non capisci un cazzo Antonio, se pensi che sia un buon modo quello per fare politica, per opporsi, per non rischiare la vita. Perche' filare dritto e al proprio passo per la strada, mentre le bombe ti esplodono intorno, consente ai predatori di cambiare il percorso, cosi' da farti ritrovare su ponti tibetani e campi minati, li' dove facile e' venire capovolti. Come quella volta al presidio a V, a uno dei presidi, ti ricordi? Quando dopo aver tenuto contro ogni utilita' la piazza, ma solo per un ostinato orgoglio o per un passo da tartaruga, ti ritrovasti a fare il portavoce di fronte a questore e capisbirri. Beh tartaruga mia, possiamo anche ridere del tuo nome sul sito della polizia elencato tra i nemici pericolosi terroristi ai vertici di un movimento anarcoinsurrezionalista... te che eri addirittura comunista, ma se poi ti schiaffano nelle inchieste insieme agi anarchici e ti scavano il percorso in modo tale che a contrattare con gli sbirri ci finisci te, al margine di una giornata per certi versi gloriosa, allora vedi che stai senza saperlo su di un ponte tibetano, su di un campo minato e passo dopo passo procedi caparbio come una tartaruga verso il ribaltamento fatale? Cosi' Antonio visto che l'ultima volta non te l'ho detto, ora me lo segno, perche' non vorrei dimenticare di dirtelo anche alla prossima occasione: i fuscelli si piegano al vento, le canne non si spezzano, ma le tartarughe, se le capovolgi, muoiono. In galera, su un campo minato o dentro il letto d'ospedale al quale finiscono inchiodate. Anche se, in aggiunta a questo, ti diro' pure che tu sei morto da 5 anni, ma ancora io qui mi appunto cose da comunicarti mentre rimugino sulle tue strategie e sui tuoi pensieri. Sui tuoi passi di tartaruga, che ancora mi si muovono dentro. E allora forse si, le tartarughe se vengono capovolte sono finite. Ma questo a te, non e' ancora capitato.

PS
In definitiva, avere ragione, e' uno dei fatti piu' sopravvalutati e inutili nella vita delle persone, e' vero. Ma oltre quella, oltre la vita che si spegne col respiro, ci sono istanze irrinunciabili che il genere umano non potra' annichilire mai. E che nemmeno potra' ignorare per sempre.


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lunedì 13 agosto 2012

CHI...?!

Questa settimana ho capito che per me, la Vezzali, puo' andarsene a zappare l'orto.

Come l'ho capito...?
Chi e' la Vezzali...?
Dove ha l'orto...?

Vi rispondo subito...

Qualche giorno fa sento un tizio al bar che divulga la notiziona scandalosa: l'Italia (chi...?!) paga centomila e passa euri a quelli che vincono (prendo atto: c'e' una gara con in palio centomila e passa euri e nessuno mi ha invitato a partecipare) un oro (“oro” non “orto”) alle Olimpiadi (prendo atto: contando che sono appena finiti gli Europei di calcio, ne deduco che adesso ne fanno due a stagione di ste robe).
E pare, sempre secondo il tizio, che gli altri Stati paghino molto meno i loro olimpionici.
Ecco, "non e' vero!", ribatte qualcuno. Il Kazakistan e l'Armenia (chi...?!) pagano piu' di noi (piu' di me sicuro: non c'ho 'na lira). Polemicone.
In due trance.
Seconda trance del polemicone: non va bene pagare premi cosi' alti perche' gli atleti percepiscono gia' stipendi statali essendo tutti arruolati nelle forze dell'ordine (ah si? sti' infami).
Contropolemicaccia: non fosse per il posto sicuro in polizia, la Vezzali (chi...?!) non avrebbe potuto partecipare a nessuna Olimpiade (proprio come e' successo a me, che manco mi hanno avvertito della gara) e l'Italia (chi...?!) non avrebbe potuto fregiarsi dei suoi successi.
Controcontropolemicone: eh ma il CONI (chi...?!) percepisce gia' i fondi (...prendo atto: come ai tempi in cui avevo la casa editrice, vengo a sapere dell'esistenza di fondi quando gli altri li hanno gia' spesi (o quantomeno quando possono gia' esibire ricevute...)) ogni anno e quindi non c'e' spreco se decide di suddividerli come vuole lui (si, lui: il CONI. Qualunque cosa esso sia).
Del resto meglio pagare gli atleti che usare quei soldi (si, ma quali soldi...?) per aumentare stipendi di presidenti e direttori (perche' non ci sono alternative alle due cose? io per esempio dovevo ancora pagare i due aperitivi, quella sera...).

Ecco, allora ho capito che per me, la Vezzali (qualunque cosa essa sia) puo' andarsi a zappare l'orto. Che per quanto mi riguarda le Olimpiadi possono andarsi a colorare i cerchi insieme agli Europei di calcio nella stanza dei giochi. E che chi si infervora per queste menate puo' andare a fare lo spaventapasseri nell'eventuale orto della Vezzali (chi...?!) ovunque esso sia.

Ps
Io sono sinceramente scettico sulla capacita' dello spaventapasseri che ha tirato fuori Kazakistan e Armenia di indicare uno dei due Paesi, a scelta sua, sul mappamondo.



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(oggi, piu' che altro, alla decima doppia grappa)

domenica 5 agosto 2012

CHUPACABRAS

Mi ricordo, oh se me lo ricordo, come ci si perdeva affogando negli ormoni e nei sensi, quando coi primi amori sperimentali, sulle spiagge al tramonto, il pudore diventava uno sconosciuto e nulla piu' mordeva il freno, nulla piu' fermava mani e pelle e bocche e saliva. Mi ricordo anche i passi suonati nella battigia, al giorno, quando si camminava, mano nella mano, e si scorreva poi nell'acqua fino agli scogli, e ancora li' ci si infrangeva tra le rocce e i graffi che sapevano come e' ovvio ma forse non troppo, di sale e ferroso denso. Mi ricordo quelle prime febbri col mare e la pineta sempre presenti, evocativa adolescenza vissuta nei porti dello splendore medio adriatico, che cela le sue meraviglie ai turisti e si rivela solo a coloro che sanno e possono viversene i maggio chiari e i settembre velati. Mi ricordo certi sguardi invidiosi, altri sognanti, dei passanti, dei maiali, dei malefici signori, dei gentili passeggiatori, degli scabrosi guardoni e dei gabbiani, pazienti, sornioni, indagatori. Mi ricordo la sensazione di sciogliersi nel corpo e trovarsi onda, la giovinezza, e poi piu' tardi le storture, a separarmi da quei tempi. Ma ancora e sempre, certa febbre che supplisce al confine in cui ti spingono il bianco e l'ingrigire, esiste, pulsa, si ribella. E mi ricordo, ancora adesso mi ricordo, che ci sono modi per reagire, per stupire, per stupirsi di sapere ignorare. Ma se nel mio giardino ora mi pongo e con te per mano mi dirigo, e nuda ti voglio, nuda ti osservo, nuda ti accarezzo, mi spieghi perche' devo offrire spettacolo agli elicotteri delle guardie che di ronda vanno per le campagne, da noi stessi spesati e autorizzati a consumare carburante, a radiografarci i polsi, a sorridere dei nostri personali privilegi? Che siano polli da cuocere o fiaschi da svuotare, che siano affetto o una stortura sessuale, mi spieghi perche' li dovrei mostrare a questi infami chupacabras?




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domenica 22 luglio 2012

DOXA vs EPISTEME


Eraclito si gira per un solo istante, un lunghissimo istante, e mi fissa qui negli occhi. Mi ci fissa con una tale intensita' che l'istante si dilata, si dilata solo per me e per lui, e diventa una mezza giornata di sole trascorsa al mare da adolescenti, con i rispettivi primi amori, a spartirsi quella bella avventura e la giovinezza in un idillio di colori e calori e sapori e ricordi che resteranno indelebili cenni, testimonianza portata alle nostre esistenze. Come dire - fratello, io lo so che c'eri tu e c'ero io anche se tutto il mondo sembra dimenticarlo-. In quell'istante mi pare di comprendere come nel particolare viaggi l'infinito, come tutto si ripeta a identico sigillo dell'immobile plesso che separa il senso dal nepotismo, la limpida acqua sorgiva dal tanfo degli scarichi fognari, la pienezza della sincera comprensione dall'omerta'. In quell'istante mi pare di riconoscere un perche' a questo mio viaggiare, a questo mio lottare in seno ai principi che fanno di un logico mandato, un luogo salvo dal serraglio.
L'istante, benche' lungo, passa. E passato quel momento cinque persone, salde nel loro famelico branco, mi attorniano e citano in coro Voltaire. E mi indicano come modello principe dell'essenza autoritaria. Per fortuna lo sguardo di Eraclito mi e' rimasto dentro incancellabile, cosi' riesco a sorridere. Ancora a sorridere. Non esiste la verita'. Ognuno ha la sua opinione. Non hai nessuna verita' in tasca. Ringhia il branco. E se mi cerco in tasca, ha anche ragione.
Sento, in quel momento, una mano sulla spalla. Con la coda dell'occhio sbircio e vedo Socrate, e adesso un po' mi preoccupo, perche' so, almeno da quanto mi hanno detto, che Socrate usa fare dei severi culi ai giovinetti. Non che io sia giovinetto, ma sono giovanile il tanto che basta. O forse no, ma rischiare una supposta indesiderata mi pare davvero poco divertente. Socrate pero' non ha da chiedermi niente, solo da rincuorarmi, perche' si sente un po' chiamato in causa. Mi accenna un occhiolino, e non come se ci stesse provando, ma tanto per dirmi che nessuno possiede la verita', e' cosi', ma non si dica mai che ci si scansi dal cercarla. E che una opinione ha un valore solo se la si mette in gioco, solo se la si misura con quella degli altri. E non per sopraffare, ma per costruire. Per arrivare a descrivere il vero al meglio che si riesce. Cosi', confortato un po' dal messaggio un po' dal fatto che il vecchio non mi voglia inculare, mi rivolgo al branco e sorrido ancora.
Il branco oppone un altro coro con una frase chiusa, che contiene una certezza, tanto piu' certa poiche' condivisa. E non serve, mi dice, che io contesti la veridicita' di quanto afferma. Poiche' ogni fatto che io possa portare a loro non interessa. Non si sforzera', quel branco, di condurre prove di quanto afferma, di cio' in cui crede. Mi ripetera' come per esso stanno le cose senza misurare, senza controbattere, senza tentare nemmeno di confutare le prove che accumulo a sostegno della mia tesi. E che la mia non e' una tesi, non e' un progetto, non e' una prova e nemmeno un fatto. Che la mia e' una opinione, e vale quanto quella del branco.
Cosi' sollevo un panno e lo immergo nel pozzo. Ne esce zuppo e glielo butto in faccia. Il branco lo nega ancora, che l'acqua e' bagnata. Urla che no, e' secca. 
Poi comincia a prendermi a sassate.
E' una grande bugia quella venduta ai cretini e che vuole ogni opinione identica in dignita' alle altre opinioni. Il rifiuto totemico che si oppone al pensiero e' il padre di ogni ismo autoritario. Il ceppo, la pira, la croce uncinata, il gulag.

Cosi' sotto 50 chili di sassi sbircio ancora da un angolino il cielo. Li' in alto si affaccia un sofista a caso e mi fa il verso. Mi dice che avrei dovuto dare retta a lui, e che avrei dovuto usare la dialettica non per costruire una realta' comune, ma per sopraffare gli idioti. Per soggiogare. Per ipnotizzare.
Mi guarda beffardo e mi indica Socrate che beve il veleno.
Io penso ad Orfeo.
Scappo nel senso e rinuncio al tormento.
La verita' non e' un posto sconosciuto. E' un talamo fabbricato con le mani di tutti.
E tutti, in maggioranza, anche se si dicono democratici citando Voltaire, sorpresa sorpresa, sono solo nazisti di merda.
E senza aspettare piu' Socrate, in solitaria, distinta s'infiamma la certezza che si, esistono anche opinioni indegne e che non tutti dovrebbero avere la possibilita' di parlare. Perche' quella e' una responsabilita' troppo grande. E ai danni che fanno gli idioti costruendo la realta', non c'e' verso di rimediare.

Ma la pioggia cade dall'alto e bagna la terra. Le piante crescono, gli animali ci si aggirano, ovunque meno che nel deserto, dove invece scorpioni velenosi scavano dune e si infrangono nella notte. L'autorita' non e' che una bugia venduta agli idioti, il puntello semplice a cui si aggrappa la stupidita' per sognare un altro mondo. Uno che non esiste, uno illusorio. Uno nel quale, la liberta' negata, non sia solo uno sputo, un minuto, un incubo che svanirà presto con l'alba.
Balla adesso il branco, e non e' convinto di niente. Sa solo ripetere il mantra.
Eraclito mi regala ancora un ultimo fugace sguardo, anche questo eterno. Ci sono attimi di felicita' che valgono qualsiasi solitudine. Qualsiasi tormento.



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mercoledì 18 aprile 2012

LA LEGGE DEL TAGLIERE


Vedi...? Perhe' poi uno le domande che dovrebbe farsi, al momento, non sempre se le fa. E nemmeno dopo. Nemmeno dopo tanto tempo. O no?
Per esempio l'altra sera un cuoco ha detto che l'anarchia non esiste. Ma era uno che sosteneva anche che la legge del taglione e' una roba MEDIOEVALE, e che tornare a vivere senza stato e impero sarebbe stato come tornare, appunto, nel medioevo. Poi s'e' rivolto ad un altro tizio e gli ha chiesto di spiegare alla cameriera, di 22 anni, cos'e' l'anarchia. Cosi' il tizio le ha detto... che e' vivere senza stato e senza impero. Lo so, pare semplicistico, ma mi sono immedesimato nei panni di quel poveretto alle prese con due personaggi da bar dello sport. La ragazzina ha sorriso. Ha giubilato, “e vai!!! senza dover pagare le tasse!!!!”. E allora il cuoco ha rilanciato... “e se uno viene e ti spara in faccia poi che fai?”. Ecco, la cameriera allora s'e' fatta meno felice dell'idea. Ha dichiarato che cosi' no, senza protezione non si puo'. Io da dietro un angolo mi sono subito chiesto se usasse o no il preservativo. Cosi', su due piedi, sarei stato pronto a giurare di no. Pero' sono rimasto basito. Basito dalle domande che uno dovrebbe farsi al momento, e che invece impiega magari 22 anni a farsi. Che poi manco se le fa. Che poi gli arriva la notizia cosi', a gratis. Alla fine anche una ragazzina che non usa preservativi e fa la cameriera a 22 anni puo' porsi il problema di come si possano mantenere eserciti e polizia... senza tasse...
Invece al tizio, interrogato sull'anarchia, non e' venuto in mente, o forse si, di domandare perche' avrebbero dovuto spararle in faccia. O anche di chiederle se pensasse che alla fine fosse la presenza dei poliziotti ad impedire che un qualche folle le facesse esplodere il viso. Perche' davvero, a me il nesso tra i fatti sfugge. A meno di non voler credere che uno sparerebbe in faccia a chiunque se non ci fossero sbirri. Che se ne andrebbe in giro con una magnum 44 a fare stragi, perche' magari e' pazzo, ma la pazzia si cura mostrandogli le volanti. Cioe', se uno e' pazzo, ti spara anche adesso in faccia. Oppure non so, non gli e' venuto in mente al tizio (o forse si ma non ha detto nulla) di chiederle se fosse convinta che cambierebbe qualcosa, con stato o no, se qualcuno le sparasse in faccia. Perche' alla fine, che lo si arresti o meno al pazzo omicida, la ragazzina finirebbe comunque senza faccia.
Ecco... alla domanda, “e se uno viene e ti spara in faccia poi che fai”... l'unica risposta che mi veniva, li' da dove stavo, era... “muoio”.
Ma l'anarchia forse e' una cosa troppo intelligente perche' possa essere afferrata da tutti. L'anarchia e' un paradosso. Ecco cos'e'. Non si realizza se non e' di tutti, ma non puo' essere di tutti. Perche' il mondo e' degli scemi, e quella e' il risultato di troppa semplicita', di troppa naturalezza, di troppa logica evidenza. La gente non si arrende all'evidenza. Evita di ascoltare, evita di guardare. La gente parla e basta. Ecco cosa fa la gente. E non viene mai la domanda che potrebbe venire, alla gente. Ne' la domanda, ne' la risposta.
Oggi guardiamo un pezzo di Diaz, il film. I poliziotti cattivi che torturano con belle tecniche i noglobal, i manifestanti o qualsiasi cosa fossero quei disgraziati. Sento dire che c'e' gente tenuta in “posizione del cigno” per 10 ore e piu'. Tutti indignati. Tutti “ma”, tutti “se”, qualcuno senza “se e senza ma”.
E non c'e' nessuno che si faccia una semplice domanda? Cioe', questi qui che a parere del cuoco stanno ad evitare che un pazzo forsennato se ne vada in giro a sparare gratuitamente nel viso delle cameriere di 22 anni, sono autodidatti in fatto di tortura o sono appositamente addestrati? No perche' a me pare che o si fanno belle ricerche in gruppi di studio clandestino su internet e diventano esperti torturatori, oppure c'e' qualcuno che gli insegna come e cosa. Cioe'... non e' che la “posizione del cigno” sia una favola. E' una posizione con un nome ben preciso. Farla tenere a qualcuno per 10 ore e' una cazzo di tecnica di tortura. O no?
E allora cosa vuol dire? Che dei pazzi sadici abilitati alla tortura e protetti dalla legge (torturare non e' reato per uno sbirro in una caserma, in italia) sarebbero utili a salvarci dai pazzi forsennati con la pistola?
Ma ad un certo punto uno deve starsene in ombra, fare finta di niente e rassegnarsi: il mondo e' degli stupidi. Perche' certe domande e certe risposte, certe evidenze, non servono a niente se vengono suggerite da terzi. Se vengono suggerite da terzi, l'anarchia va a farsi fottere automaticamente. Ecco, l'anarchia e' al limite come una pianta. Si aspetta (volendo o anche no) che quella cresca, fiduciosi (volendo o anche no) che cresca. E intanto lavoriamo al suo contrario cercando di salvarci il culo.

PS
Io sono sinceramente stanco. Di dispute, di stragi, di guerre, di pazzi, di predare, di essere predato, del sistema, dei sistemi, dei massimi sistemi, dei minimi storici, delle crisi, del plusvalore, di destra, di sinistra, e se al centro c'e' un buco, sono stanco anche del buco del culo.

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giovedì 12 aprile 2012

OGGI HO VISTO

Non so cosa ci troviate da festeggiare. Ok, Craxi dimissionario, Craxi in fuga, in esilio. E giu' a tirargli monetine.
Vuoi anche queste, Bettino vuoi anche queste.
Cori da stadio.

Poi il nano. Quanti anni di nano? Coi nani amici suoi, e giu' mignotte e giocolieri, la donna barbuta all'opposizione. E il nano cade, da poco alto quindi si fa anche quasi niente male. E di nuovo sti scemi in piazza a cantare bella ciao, tutti contenti.
E' finita e' finita. Mah... a me sembrava nemmeno cominciata.

Poi arriva il salvatore della patria, l'altro burattino, l'altro dipendente, il funzionario, il killer. Poliziotto buono e poliziotto cattivo si passano la palla in scolpita successione, tanto che il buono diventa sempre piu' cattivo e il cattivo sempre piu' spudorato.
Gioite un po' meno, adesso vi date persino fuoco. Perche' non c'e' fido, perche' fallite, perche'... perche' la vita non e' roba che fa per voi. Semplicemente.

E adesso Bossi e poi Vendola. E tutti a dire, evviva evviva, ladroni in casa nostra, via di qui, e il Trota, e Calderoli e tutta la carriolata di scemi che dipende da come li inquadra la tv e risultano piu' o meno simpatici, piu' o meno capaci, piu' o meno famosi e utili allo scopo.

Svegliatevi e piuttosto affittatevi un dvd.

PS
Pensate ad un film, uno che conoscete e vi piace. Pensate al perche' vi piace. Pensate al soggetto, alla sceneggiatura, alla regia, alla colonna sonora, a quando l'avete visto per la prima volta, alle luci, agli attori, ai personaggi. Cercate di capire per chi fate il tifo, in quel film. Per il protagonista? Per l'antagonista? Per il vecchio mattatore che regala un cammeo nella pellicola? E poi chiedetevi per quale motivo tifate per quello. Chiedetevi se la simpatia che nutrite e' legata alla trama, al soggetto, all'attore o al personaggio. O all'eta', alla compagnia, alla situazione relativa alla prima volta che l'avete guardato. E chiedetevi anche se riuscite a slegare il personaggio dall'attore e dalla storia. E poi ricordatevi che e' solo una storia. Quella del film che conoscete, di cui vi sembra di sapere tutto, e' solo una storia.  

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domenica 25 marzo 2012

DALL'ILLUMINISMO ALL'ENEL

L'istruzione non e' piu', se mai lo e' stata, propulsione al progresso sociale. Avere la possibilita' di studiare non risulta alla fine essere un modo per emanciparsi. Anzi, a quanto pare, sembra essere tutto il contrario di questo. Del resto, un sistema che istruisce, facilmente tende a riprodursi insegnando (“inculcando” cit, Annalisa Tinozzi) se stesso, replicandosi, impedendo che ci si liberi dai suoi propri canoni e principi. Tende, il sistema che istruisce, piuttosto ad evitare che gli istruiti si possano pensare in maniera differente o autonoma rispetto ad esso. A scongiurare il pericolo che lo superino e se ne liberino per evolvere.
Sapere e' potere, diceva qualcuno. Ecco, forse sara' anche cosi'. Ma nessuno in realta' sa niente. Neanche se questa relazione tra sapere e potere sia vera o no. E in fin dei conti, mio padre, operaio figlio di portuale, non avrebbe voluto che io studiassi in ragione di un progresso sociale, ma per semplice ambizione. Cio' a dimostrazione del fatto che non da oggi i pesci abboccano al sapere e' potere e che non da oggi il fascino del potere non lascia indifferenti nemmeno quelli che, se avessero un minimo di cervello, per ceto, dovrebbero solo provare ad abolirlo sto' potere, piuttosto che cercare di conquistarselo. Adesso... esiste un test gestaltista detto test di Bender. Si tratta di copiare fedelmente 9 semplicissime figure geometriche. In genere, l'abilita' richiesta per riuscire nel test, appartiene gia' agli umani che abbiano compiuto 4 anni, a scanso di deficienze cerebrali. Quindi immagino che chi faccia o abbia fatto studiare i figli (o chi studi) per ambizione, scambiando l'avanzamento nella scala sociale per progresso sociale, sia piu' o meno come un cerebroleso incapace di percepire “correttamente” una forma geometrica. Nella fattispecie, una piramide. La quale certo, non e' una forma geometrica semplicissima, ma di contro raramente ci si iscrive o si viene iscritti all'universita' all'eta' di 4 anni. Dunque: se fai il minatore e mandi tuo figlio a scuola e cosi' fa anche il tuo collega e l'altro collega ancora, domani, quando ci saranno non piu' tre minatori ma tre ingegneri, cosa accadra'? Perche' chiaro, i minatori si fa sempre in tempo a procurarseli (basta andare a schiavizzare un popolo in Africa, per esempio. Disperargli la vita cosi' tanto che magari quelli che riescono a scappare dai loro deserti di uranio impoverito manco se lo chiedono se e' meglio o peggio la miniera con la catena piuttosto che il deserto con la bomba.). Ma degli ingegneri che ne fa la piramide? Perche' per quanta base ci sia, per quanta ne esista, il vertice resta quello. Mi spiego meglio a beneficio di coloro i quali risultino ancora piu' scemi di me: posta una piramide, per quanto ampia sia l'area della sua base, qualunque misura corrisponda alla sua altezza, alla fine chiude sempre con un punto. Quindi non c'e' numero limite per chi vive con la faccia per terra. mentre c'e' solo un posto li' in cima. E' facile. Beh, c'e' un'altra valutazione da fare in realta': la base poggia sulla terra o su un altro sostegno. Quindi alla fine non e' nemmeno vero che l'area alla base sia senza limite di ampiezza. Ovverosia, sostituite alla parola terra la stessa parola con l'iniziale maiuscola (= Terra), e vi sembrera' lampante il problema: non possiamo mica diventare 40 milioni di umani qui su questo sostegno! Ecco, allora, tornando ai tre minatori coi tre figli ingegneri, cosa dobbiamo dire? Dobbiamo dire che leggo di gente che si trucca il cv per farsi assumere. Perche' la laurea e' un handicap. Perche' tu hai studiato da ingegnere, cazzo, ma qua servono (pare e seppure) solo minatori. E leggendo questa notizia, a destra, mi brilluccica un banner pubblicitario che conferma: non si studia per il progresso sociale (= arrivare a vivere in una struttura orizzontale anti-autoritaria dove nessuno ti impone di dover faticare, nessuno ti ricatta per permetterti di vivere e nessuno si trova nell'aberrante condizione di implorare altri d'essere preso a lavorare, di vendere e svendere la sua forza lavoro piu' o meno come si fa con le pere al mercato) ma "la laurea e' un investimento" (slogan di qualcuno che vuole tipo non so quanti mila euro per farti prendere sto' pezzo di carta). Quindi ovvio: da un lato (anche) chi ha studiato prega lavoro tanto da cercare di farsi passare per uno senza titoli; dall'altro, se vuoi un motivo per farti due palle appresso alle facolta', te lo spiega il mercante di turno qual e': segui l'ambizione e scala il potere... fai l'investimento. Come dire, emancipazione da che?

ps
Credete che la laurea sia un investimento? Bene! Ne vendo una mai usata.


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lunedì 12 marzo 2012

EROS E THANATOS

Eros sorride raggomitolato sul tavolo. Corvini i capelli, fino a qualche tempo fa. Adesso il bianco li chiazza. I capelli e pure la barba. Sembrerebbe Dartagnan, se non fosse cosi' tanto magro. Allegro e un po' eccitato dice che e' una bella serata questa, che si puo' cercare di capire come mai non ci si riesca ad organizzare, date le varie realta' presenti sul territorio, date le apparenti volonta' in convergenza. Che stasera col confronto, insieme al Visitatore, si puo' cercare di vedere quale tipo di impegno serva condurre anche qui per riprodurre la liberta' cosi' come appare riprodotta, in germoglio, barricata nella lontana comune libertaria di Thanatos. Io il Visitatore l'ho gia sentito parlare un paio di volte tanti anni fa, all'inizio della sua carriera di PR libertario. E' un uomo di spessore, quando si esprime dosa bene il dialetto, le pause, i concetti. la sincerita' e la paraculaggine contadina. E' un idraulico, di base lui, mica un capraro. Pero' a fare i bagni non ci vuole questa grande scienza, e nemmeno la provvidenza. In fondo, almeno per i cessi, basta volerli e sono fatti. Di Eros so che preferisce cagare nelle fasce, piuttosto. Mi piace per questo. Senza ombra di dogmatismo ha preso la decisione a lui piu' congeniale. Sono saliti sul monte, certo non infinitamente distante, lui e la sua ragazza, e le sue capre. Anche qui la scienza non serve. Basta vedere dove c'e' spazio e sapersi adattare. Basta capire cosa si ama e cosa ci fa stare male. Per questo stasera che lui e' contento io sono basito, quasi incredulo. Il Visitatore di bagni ne ha costruiti undici nella comune. L'ha fatto sul serio. Come sul serio dichiara che hanno lavorato, lui e le comunarde, una media di 2mila e passa ore l'anno, quasi il doppio di un operaio. E per mettere su quell'impianto di cascina e uliveto, di soldi ne hanno raccolti uno scatafascio. E giu' economia e turni di lavoro e autocoscienza e altre menate del genere. E contabilita', pianificazioni, e ricerca di forme legali per tutelarsi nei confronti delle leggi di altri in cui vivono dispersi. Facciamo una srl? Una spa? Una impresa uninominale? Alla fine hanno optato per la realta' cooperativa. Solo formale, chiaro. Tra le 12 comunarde. Gli esterni invece no, quelli possono venire e andare, nulla gli puo' appartenere. Una settimana a Thanatos non te la toglie nessuno se vai sul sito e poi telefoni, se la tua voce piace a chi risponde. Ma nemmeno ti garantiscono l'ottavo giorno. Il Visitatore cosi' conclude. Sembra davvero che abbia la mania di Excel, questo 50enne leccese. Ed Eros li' con le capre vive insieme a una candela. Ha un pannello solare raccattato nella monnezza con una sola batteria, e quando quella finira' stara' senza l'unica lampadina che gli resta. Non ho idea se sia a conoscenza della mera esistenza di certi software utili alla gestione delle risorse. Tanto a contare le capre non serve mica un calcolatore elettronico. Ne avra' una decina, e dieci dita gli vanno giuste giuste, semplici semplici a non farsi mai un solo torto. Eppure Eros ascolta il Visitatore, e gli pare che sia la saggezza fatta uomo. A me sembra un topo furbo dentro al laboratorio, invece. S'e' fatto la reggia, ha trovato la sua strada. Va tutto bene, lo reggo, una scelta poco conforme alla mia volonta', ma chi se ne frega. Contenti loro, quelli che a Thanatos hanno investito la loro esistenza, chi volete che vada in paranoia? Il Movimento li ha foraggiati e continua a farlo. Compagni pagano affinche' esista una alternativa al capitalismo. Certo non so quale alternativa sia questa, se davvero vive di finanziamenti e commercio. Chiaro, non finanziamenti statali, ma il Visitatore ammette che se per caso una universita' volesse intervenire, a loro farebbe anche piacere. Pensa te, come e' strano il mondo. Questi vivono in Puglia ma e' come se avessero il deserto intorno. Poi ad un certo punto si lancia persino in un allungo filosofico, anzi storico per dirla bene. E critica l'epoca in cui altri invece che nella costituzione della comune preferivano investire in preparazione a scontri di piazza, a guerriglia e rapine. Dice che s'e' visto quale fine abbiano fatto quei movimenti, e' sotto gli occhi di tutti. Niente che rimanga, nessuna storia, nessuna particella ancora attiva. Mi si gonfia lo stomaco allora. Uscendo penso che si, quelli non hanno fatto la rivoluzione, ma a Thanatos, in fin dei conti, questi altri hanno solo messo su una cooperativa. All'esterno del circolo trovo ragazzi annoiati, che ridono di casi loro particolari. E un altro capannello di tre che si sferrano addosso frustrazioni e vagheggiamenti. Un tizio col cane e qualche dredd appiccicato sotto al cappello tiene a precisare che lui e' ventimigliese di nascita, ma ha vissuto per 10 anni a Zena. E che si, per una cosa del genere ci starebbe con tutto il suo impegno, mica a fare come quelli di ottobre a Roma, cose senza senso. Gia' me lo vedo che caga nelle fasce, e che non avendo capacita' di farsi finanziare dai compagni (ormai le rapine ognuno se le fa per se') chiede moneta contante ai suoi parenti. E quelli magari glieli danno pure, basta che se ne stia distante. Allora e' evidente, chi sa e chi non sa, prima ancora di come stanno le cose, anche solo quello che vuole per se' e per la sua gente. E' evidente che le storie sono molte, variabili e senza contorno, appannate il piu' delle volte. Altre ancora sono nitide in facciata, ma non si sa mai bene cos'e' che dietro quella faccia poi alla fine si nasconda. Movimenti internazionalisti, campanilismi, catastrofismi a iosa. Sogni ad occhi aperti di un universo diverso da copiare al banco vicino, al compagno piu' bravo, visto che non si e' in grado di produrre un cazzo, con quello che realmente si ha in mano. Con quel materiale povero, spontaneo e reale che veramente siamo.


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martedì 6 marzo 2012

LA LIBERTA' E' UN'ALTRA COSA



Il blog Leave me alone, per me, e' stato un esperimento molto divertente. Scrivere e descrivere senza dare punti di riferimento e cercare di comprendere cosa gli altri realizzino da me e in se', leggere i rimandi differenti che si compongono su fulcri identici nelle diverse menti...
E' stato un esperimento, quello di scrivere il blog Leave me alone, stimolato dalla notazione a cui, negli anni, mi sono trovato davanti, sempre identica, che riguarda le differenti interpretazioni possibili intorno alle mie canzoni. Spesso mi sono trovato spiazzato da citazioni di altri che me ne riportavano versi, in contesti o sensi anni luce distanti da quelli che avevano dato i natali ai versi.
In parte, sulla strada di Leave me alone, mi ci mise Pavese, con una postfazione a Lavorare Stanca, che lessi da ragazzino. In quella, il poeta, affermava che mai piu' avrebbe scritto cosa intendesse col suo poetare, perche' cosi' facendo avrebbe segnato un percorso, ai lettori, che stava fuori dai versi e si sarebbe negato la possibilita' di scoprire dei significati a lui ignoti nascosti nei suoi stessi componimenti. A me questa cosa ha sempre affascinato. Penso che l'arte sia dare significati nuovi a cio' che c'e' gia'. Vederceli e saperli esprimere. Occhi nuovi parole e colori nuovi su tela, dello stesso tramonto. Chi sa vedere e rendere un inedito nell'orizzonte millenario che ci si dipana davanti, beh, quello e' l'artista. Gli altri, non ho idea di cosa siano.
Quindi ben vengano le citazioni che mi si rimandano, e le interpretazioni piu' astruse a qualsiasi cosa io faccia o scriva.Pero' spesso mi capita di osservare come la gente sia distratta. E si attacchi alla propria identita' come ad un salvagente. La percezione lavora in economia, e' noto a tutti. Reitera segmenti per non sforzarsi di dover vedere la linea intera in ogni suo punto. Nasconde informazioni superflue, la mente. Ricostruisce a modo proprio. Ma di un poema, capita, che ad alcuni interessi solo una parola, e che su quella incentrino un intero significato opposto a qualsiasi logica portante l'opera. Per molti un altare e' una questione religiosa e basta. Per altri e' un podio su cui elevare un'idea. Tanti, addirittura, elevano su quel podio l'idea che vadano tirati giu' tutti gli altari. Costruiscono un idolo dalla necessita' di rifiutare gli idoli. Un dogma dalla necessita' di negare ogni dogma.
La liberta', e' un'altra cosa.

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lunedì 27 febbraio 2012

A NOSOTROS NOS QUIEREN MUERTOS

Tutto questo non puo' avere un senso, non deve averlo e non vogliamo che lo abbia. Tutto questo e' troppo, davvero troppo, e per dirla bene era gia' cosi' ai tempi di Sole e Baleno, ai tempi dei primi due impiccati. Era cosi' quando girava il volume sulla loro fine, e si organizzavano presentazioni in tutta Italia. Ancora di piu' oggi, che chi l'ha scritto e' in galera, tutto questo pare davvero esagerato. E' fuori da ogni contesto, fuori da ogni logica accettabile. Se la vita deve essere un inferno, beh, magari sembra piu' fattibile farsi macellare a sangue. Eserciti schierati, ruspe con l'obbligo di sgomberare. montagne da bucare, inspiegabili istinti di belva al potere. E precipita un uomo da un traliccio, lo trattengono il tempo giusto per sperare che muoia. E lo scontro si alza di livello, e gli arresti, le perquise, la repressione, i mandati d'arresto addosso a chi ti stava persino sul cazzo coi suoi discorsi da pacifista. Tutto questo non puo' avere un senso, la logica ci sfugge. O non siamo noi umani, oppure c'e' qualche cosa di troppo nei geni di chi dirige. Pensi a questo, l'angoscia sale, si fanno scure persino le giornate col miglior sole. E intanto segui percorsi arzigogolati quando sai perfettamente cosa e' che desideri, cosa e' che vuoi. Conosci la linea retta, quella che passa lontano dal ricatto. Tutto questo non ha nessun senso. Spegnete la televisione, resettate le menti, cominciamo a fare altro. Ma facciamolo subito, perche' non c'e' tifo che tenga. La realta' che viviamo produce solo delirio, nessuna attrattiva, e non capisco, davvero non capisco, quale sia l'umano a cui tutto cio' convenga. Sveglia, uomini e donne, sveglia. Non c'e' Stato che tenga. Non c'e' padrone che tenga. Questa e' la mia vita. Sinceramente ci sono momenti in cui mi interessa, si, ma a quale costo? Amo la vita, amo il sole, amo persino la notte. Ma quanto vale un respiro in piu' su questo mondo? Quanto sarei disposto a dare per riuscire a campare anche solo un secondo in avanzo, anche solo un po' piu' ricco, anche solo un po' con piu' ragione di un altro? Ho torto su tutto, bruciamo il tempio. Preferisco cosi'. Preferisco che tutto non abbia senso, piuttosto che ascoltare il racconto di un matto rinchiusosi in manicomio a dettare leggi e linee e direttive a tutto tondo. Non vi affannate a cercare di avere la meglio sugli altri, a dire che avete capito voi, che gli uomini sono solo malati. Non vi affannate, perche' davvero, allo stato attuale in cui versa il pianeta, E' DEL TUTTO EVIDENTE: non c'e' senso che tenga, non lo vogliamo e non ci interessa. 






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lunedì 13 febbraio 2012

MEMORIA E ORGOGLIO

Io non lo so, ma davvero la memoria e' una bella cosa fino a quando non ci rimani invischiato. E non so nemmeno cosa voglia dire che dei fessi se ne vadano in piazza a ricordare i morti delle Foibe, a rivendicare l'appartenenza a qualcosa di andato, scordato dai piu' e che presto non sara' proprio piu', come i tempi in cui il dominio, il patriarcato e cose del genere non li conosceva nessuno. Per quanto ne so potrebbe essere 3 secoli fa in nord america o anche meno nei deserti australiani. Non lo so cosa conti che Casa Pound si rivendichi il nome di un poeta piuttosto che la pelata di Mussolini. Non so cosa contino i simboli. Nostri vostri loro. A me l'unica cosa che salta all'occhio e' come la gente comperi palloni dell'Inter e si picchi poi con quelli del Milan. Che altri inneggino alla chiaroveggenza di un ometto coi baffi che urla in tedesco, o a quella di un sardo segretario del pci cugino di Cossiga. O come ci si mescoli nella perfetta confusione di stralci d'idea, di nozioni e frasi, di aforismi e citazioni vuote. E di come, in tutto questo, il lavoro rimanga una preghiera sulle labbra dei disgraziati, che non riescono a pensarlo come disgrazia, e come nessuno si riesca a salvare dalle dicotomie, che sono una galera bella e buona, un dogma, dal quale ci si rifiuta di uscire. Qua crolla il mondo, ci casca la vita. Non possiamo mica perdere tempo a picchiarci con altri ignoranti, mentre sprofondiamo nel vuoto... Ecco cosa penso da questo angolo di mondo, in disparte, progettando di mettermi ancora di piu' in disparte. Perche' il coraggio e' una bella cosa, finche' non diventa punta d'orgoglio. Finche' non ci si rimane stupidamente invischiati.

giovedì 2 febbraio 2012

SPAZIO (USO CANTIERE, USO CANALE, USO CARNEVALE)

"Non vedo la paura vedo solo l'attesa espressa in un eccesso di fragilita'" (24GRANA)

"La rivoluzione e' un pensiero nuovo che vive adesso" (CDT)

"La lotta non si arresta"

Non vi date fuoco, non vi tirate colpi in testa. Non da soli. Non a causa di questi bastardi.



Me ne starei cosi' bene in Italia io, diobono! E chi si sposterebbe mai! Con la mia E, qui nell'estremo opponente ligure col clima super mite, in questa bella casa nella campagna, tra gli ulivi... con un minimo di terra da zappare, alberi da potare per fare legna, a scrivere le mie minkiate, a fare passeggiate, magari anche a suonare, ogni tanto. Che ne so, qualche stagione per tirare su due lire. Ah no, la lira non c'e' piu'. Qualche euro. O magari a barattare qualcosa, a immischiarmi con quelli del Cir. Me ne starei qui, non scherzo, se qui non fosse qui. Qualche volta mi sembra che la casa sia su una zolla di terra e che vada alla deriva. Che intorno non ci sia piu' questo precipizio che abbiamo imboccato, fatto di centri commerciali, galere, liberalizzzatori, taglieggiatori e usurai. E quelle volte mi sembra davvero che vivrei sulla zolla, senza chiedere altro. Poi invece quando tocca andare, e tocca sempre andare, allora mi accorgo che la zolla non esiste, che non naviga mica, che sta attaccata al delirio come tutto il resto. E che ogni favola e' osteggiata, presa col ricatto. Pochi giorni fa a Camporosso, fuori dal discount cinese, dopo aver rischiato una crisi isterica nel tentativo di comperare morsetti elettrici per l'allaccio Enel nuovo (da uso cantiere a uso canale o carnevale, non so), fumando una sigaretta, ho visto una madre scatenare la nevrosi su suo figlio. Col bambino piu' grande indifferente che invece chiedeva al padre esausto se poteva portare il pallone, li' dove stavano andando. E dove stavano andando? A rompersi le palle, chiaramente. Ad inseguire un assurdo cosi' distante da cio' che c'e' dentro gli esseri umani, da fare spavento. Siamo come bestie da soma, asini legati al palo che girano in tondo in eterno, ciechi. Il mondo si riduce di dimensioni, ci adeguiamo, ci ricomponiamo in misura alle possibilita' che ci vengono lasciate. Impoveriamo, impazziamo, ci deprimiamo. E alle volte fuoriusciamo, perche' l'argine e' stretto, troppo stretto. Qualcuno si ricava la nicchia, e si adatta. O si adatta fino in fondo. E questo pozzo non ha fondo. Non ha niente, ha solo catene, buche nere, una eco che non torna. Ho gettato la moneta per capire quanto spazio ci fosse sotto i nostri piedi. Qualche volta mi e' sembrato di sentire qualcosa, un rimando, un rimbombo. Ma e' sempre stata una illusione. Al precipizio non c'e' fine, non c'e' fine alla limitazione. Potremmo entrare in una scatoletta per il tonno, e del resto potremmo anche prima o poi entrarci. Chissa' pure se gia' tanti non sono finiti come carne in scatola. E tutto si vende, tutti ci vendono, tutti si svendono. L'aria puo' costare molto cara. Una boccata puo' costare l'intera vita. Qualche volta mi chiedo se mi adatterei anche io a pagare il prezzo. Se mi rifugerei chiudendo gli occhi sulla zolla. Se mi lascerebbero, nel caso accettassi, la zolla. O in alternativa un orrido appartamento, un posto da schiavo. O in alternativa ancora, una cella, sempre scendendo di scala nella graduatoria delle alternative. E al pozzo non c'e' fondo, non c'e' fine al baratro. Ma sapete cosa? Fortunatamente anche li' in alto non si vede nessun tetto, nessuna occlusione. Se vi sembra diversamente, sappiate che state sbagliando. Perche' per quanto la condizione umana sia di solitudine, la condizione sociale non puo' mai essere allo stesso modo. Non siamo soli, ci schiacciano in grossi blocchi. Dunque non c'e' verita' nella desertificazione. Non siamo solitudini separate, se non e' quello che vogliamo. E fare fronte comune, e' solo un fatto di scelta. Di scelta individuale. Dunque tutto cio' che ci spetta come umani dobbiamo e possiamo pretenderlo finche' restiamo vivi. Finche' apparteniamo ad ogni nostra aspirazione. Quindi gridiamo, guardiamoci, cerchiamoci in rete. Ad ogni affronto, abbozziamo, respiriamo e reagiamo con decisione e CATTIVERIA (e intelligenza) dando addosso al nemico. E teniamo a mente che qualsiasi cosa accada, nel bene e nel male, sara' sempre e solo l'inizio di altro.
Ora e sempre, resistenza.

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domenica 22 gennaio 2012

LA RIVOLUZIONE LIBERALE (FINALMENTE)

http://crisis.blogosfere.it/2012/01/liberalizzazioni-clamoroso-art44-arrivano-le-carceri-private.html



Bene ragazzi. Se non fosse chiaro quello che sta succedendo, scendete dal platano e guardatevi le scarpe. Cosa vedete? Sono alte da basket? Hanno i lacci? Beh... abituatevi all'idea che d'ora in poi potreste perdere questi amati elementi caratterizzanti le vostre calzature, perche', e no no, in galera niente scarpe alte e niente lacci. Galera?! E si, galera. Perche' se ancora dormite cuccioloni convinti contro ogni logica che il carcere sia la garanzia che vi permette questa vita, adesso potete anche cominciare a domandarvi che vita e' la vita che vi piace tanto. I detenuti sono anche un bene di consumo figlioli. Come i cellulari. Ok, non ci credete? e beh... le galere vengono privatizzate. E si. Perche' se per voi quel fesso di Berlusconi ha fallito non riuscendo a fare la rivoluzione liberale, beh... adesso i liberali veri sono arrivati (Sorvolo su certe confusioni di termine quali liberali/liberisti, tanto sono tutti cazzi in culo comunque, a quanto pare). E con loro cadono definitivamente certe ipocrisie, certi moralismi, certe pacchianate. E le carceri, perche' no, le carceri passano a gestione privata! Ebbene si figlioli. Adesso... coi cellulari la rottamazione ha funzionato (forse). Vedremo cosa si inventeranno i ligi imprenditori delle sbarre per far fiorire il business nel quale si andranno a buttare. Vediamo come li aiuteranno i servizievoli legislatori. Si, proprio quelli elevati a garante della vostra bella liberta'. Vediamo... il carcere non e' piu' una spesa per lo stato ma un guadagno per chi ci investe? Un carcerato non ti costa piu' un tot al giorno ma fa guadagnare? Beh allora piu' sono i carcerati e meglio e', no? Mica ci vuole un genio! E finalmente sarete accontentati, figli. Finalmente ci sara' la pena certa. Per chi investe un disgraziato con la macchina, per chi taglieggia e persino per chi si fotte una forma di pecorino al supermercato. E chissa' che capitera' a quelli che non hanno soldi per pagare i debiti! Quelli che prima non conveniva metterli dentro, che tanto...
Cazzo, la famosa certezza della pena. Adesso, questo e' un post per non del tutto decerebrati, quindi vi risparmio certe ovvieta' che magari potreste trovare in post piu' vecchi anche qui su, tipo "anticarceraria 1". Ma bon, fatevelo dire, se "al fine di assicurare il perseguimento dell'equilibrio economico-finanziario dell'investimento, al concessionario è riconosciuta, a titolo di prezzo, una tariffa per la gestione dell'infrastruttura e per i servizi connessi, ad esclusione della custodia" allora lo scenario, per altro gia' abbastanza chiaro da anni almeno a quelli che non usano il pallottoliere per sommare numeri ad una cifra, quale diventa? Ditemelo voi. 
Schiavismo, stiamo arrivando. 
E se siete ancora tanto scemi da arrivare a dire che se uno non e' un criminale in carcere non ci va... beh... sappiatelo, posso capire che non vi sentiate chiamati in causa quando si parla di delinquenti... ma dovreste essere abbastanza abituati ad essere considerati merce. Vi sentite chiamati in causa se si parla di mercificazione? Neanche cosi'? E vabbe'... allora dormite sonni sereni. Anche questa volta, la questione carceraria, non vi riguardera'.


Al_terzo_doppio_whisky


ps
La Cina e' vicina cari. E non piangete piu' per la fuga della fiat o per i referendum perduti su questioni sindacali. Vedrete come converra' produrre in Italia, tra un po'... altro che Marchionne e Fu Man Chiu.

sabato 21 gennaio 2012

MISERI, SPAVENTATI COGLIONI


Io davvero non lo so se mi fa piu' paura e indignazione il capitano Schettino, o l'accanimento terapeutico che tutto il genere umano si concede lapidandolo a parole. Capirei se i parenti e gli amici degli annegati volessero torturarlo personalmente, dopo averne legato il corpo al palo. Capirei se l'armatore volesse scorticarlo vivo nella piazza del Mercato. Capirei se gli scampati volessero annegarlo nella vasca da bagno per la strizza che gli ha fatto venire. Capirei pure se i superstiti volessero sgozzare l'armatore, che gli vende crociere a due soldi per farli annoiare, ingrassare e poi agitare fino quasi a impazzire. Ma in realta' la sola cosa che riesco a vedere qui, e' lo schifo espresso da chi nemmeno di passaggio si sente umano solitamente, e poi magari in questa occasione trova la possibilita'di partecipare alla catarsi collettiva lapidando la vittima sacrificale. Colpevole? E perche' no, colpevole di aver commesso il fatto. Ma davvero io non conosco capitani, non faccio crociere e non armo navi. Mi fa tanto piu' paura e indignazione un pilota di caccia militare capacissimo a fare il suo lavoro, che l'inetto Schettino. Ecco, se fosse uno come quello a guidare il treno che devi prendere stanotte? suggerisce qualcuno... Vorrei davvero vedere, davvero vedere, chi guidera' il mio treno. Non uscirei piu' di casa, se potessi farlo, forse. Eviterei anche le stazioni. Ma no, confermo: mi fa piu' paura questo appuntamento al linciaggio. Questo grosso agglomerato di mandanti che grida allo scandalo aspettando che si plachi il clamore. Che punta l'indice e si accanisce. Quindi si, capisco i familiari, gli amici, il dolore. Provo addirittura empatia per questo genere di cose. Ma nessuno puo' schierarsi con 50milioni di voci, quando contro, quelle, hanno in opposizione la sola di un misero, spaventato coglione.


Al_terzo_doppio_whisky

venerdì 20 gennaio 2012

UN CAZZO IN UN LAGO DI BROMURO (SPLINDER, 9 DICEMBRE 2011)

Non credere nell’insurrezione, va bene. Anche se 
non capisco come si possa non credere in un 
fenomeno che capita, storicamente e 
ciclicamente, un po’ ovunque sul pianeta, da che 
dominio esiste e soggioga l’essere umano ad 
altro essere umano. Non credere nei risultati o 
nella natura spontaneista dell’insurrezione, va 
bene. O meglio, credere o ipotizzare che quei 
risultati saranno una peggiorativa, o che le 
insurrezioni siano escrescenze pilotate dal 
sistema, va anche bene. In fondo vuol dire avere 
dubbi (nel migliore dei casi, certo… che’ nel 
peggiore vuol dire cagarsi sotto), e comunque 
sta anche per “non credere” ad altro. E non 
credere, in generale, e’ sempre meglio. 
Arrendersi, pero’, e’ cio’ che piu’ esiste di 
desiderabile. Arrendersi all’evidenza dei fatti. 
Ma non tutti lo capiscono, non tutti godono. Ci 
sono tante sfumature di umani in questo pianeta. 
 C’e’ chi gode mangiando la merda. E 
probabilmente conta tanto quanto conta chi gode 
facendo l’amore.
E allora io mi voglio arrendere. Mi voglio 
arrendere all’evidenza di queste chiacchiere 
inutili intorno al che fare. mi voglio arrendere 
di fronte alla manifestazione di questi “io” 
soverchianti e vuoti. A questo autoritarismo. A 
questa incapacita’. Mi arrendo alla mancanza di 
stile, alla pacchianeria, alla mancanza di 
consapevolezza. Mi arrendo a chi fugge senza 
comprendere come un confronto, anche durissimo, 
sia indispensabile. Mi arrendo a chi tace, 
all’improvviso cambiando discorso. Mi arrendo a 
chi non capisce. 
Perche’ se un magistrato eroe della repubblica e 
dei giustizialisti  saluta i fasci di cacca 
(pardon, quiere decir casa) Pound ad un 
banchetto in piazza, cosa vi aspettate da lui se 
non che sia l’arma di altri vincitori tirata 
addosso alla schiera perdente? Cosa vi aspettate 
da lui se non che s’accompagni ai gorilla che ne 
faranno oggetto di protezione? Cosa vi aspettate 
da lui se non che sia strumento di quel sistema 
ove occupa il suo spazio e soggiace a chissa’ 
quali interessi?
Ecco, mi arrendo a tutto. Al fatto che ormai 
sento solo domande sconfortanti su punti 
evidenti che struzzi degeneri vogliono solo 
evitare di sentire. Ecco mi arrendo, non piu’ 
domande. Da oggi, al limite, cinghiate.
Ecco, mi pare sempre piu’ vero: la critica serve 
come un cazzo in un lago di bromuro.









CAMPAGNA DI RUSSIA + PSICOPATOLOGIA DEL PACIFISMO QUOTIDIANO (SPLINDER, OTTOBRE 2011)

CAMPAGNA DI RUSSIA
(12 NOVEMBRE 2011)


Noi potremo dire che lo sapevamo, che lo avevamo 
previsto. Gia’ quando tutti parlavano come 
parlano i televisori, dei problemi che sanno i 
televisori, dei guai che ti capitano se attacchi 
la spina o leggi un giornale scritto come si 
scrive una campagna pubblicitaria, o una 
campagna di Russia. Aprivamo la bocca stupiti, 
increduli di tanta becera superficialita’, e 
ammonivamo su quello che sarebbe venuto dopo il 
pupazzo, dopo questa attenta caricatura 
sceneggiata coi compari suoi, scelti ad arte per 
creare l’ambiente, per essere indicati come 
stupidi, inetti, rapaci e magnoni al momento 
opportuno. E il momento opportuno e’ adesso. 
Nessuna possibilita’ se non lo scontro. E’ la 
dittatura. Dal coro di colonna in rotta, solo 
voci all’unisono. Qualche disperso. Qualche idea 
diversa. Qualche ragazzo su qualche piccola 
barricata. 




PSICOPATOLOGIA DEL PACIFISMO QUOTIDIANO
(16 OTTOBRE 2011)


Bene signore, deve ricoverarsi in ospedale. Si si, adesso puo’ andare a prendere anche il gelato, ma dopodomani l’aspettiamo per cominciare la cura. Embe’, no, non e’ sicuro che guarira’. No, non c’e’ garanzia. Solo percentuali. Io non farei progetti a lungo termine comunque. Cioe’ si, li faccia mi raccomando, l’aspetto psicologico aiuta in questi casi. Ma ecco… non credo che in banca le daranno un mutuo ventennale per la casa nuova, dato che lei ha il cancro. Sisi, lei ha il cancro. Cioe’ lei adesso e’ di quelli che vengono irradiati. Essi’ cosa pensava? Che potesse capitare solo agli altri? Ahahahahahahh com’e’ spiritoso lei. Massi’, si vede che ci sa fare. Si e’ simpatico. Un vero compagnone. E fine anche, certo. Educato elegante. Malgrado cio’ ha il cancro signore. E’ la realta’. Come dice? Difficile da immaginare. Eggia’. Proprio prima della coppa Monte Bianco al bar Greco… Difficile. Come dice? Un momento fa era cosi’, e adesso.. Eh si… 


La gente non e’ abituata all’idea che prima o poi sara’ costretta a saccheggiare i negozi. Vedere l’eventualita’ concretizzarsi fa spavento. Opporre il rifiuto a un dramma, o peggio a una tragedia, e’ naturale.