venerdì 20 gennaio 2012

CIACK AZIONE (SPLINDER, 22 LUGLIO 2011)

 Davanti alla perfezione della pratica, la teoria 
scompare
Salwa Al-Neimi


L’anarchia per me non e’ una questione di 
principio, ma una semplice questione pratica. 
Per me quello che ci viviamo oggi, il MODO in 
cui ce lo viviamo, non funziona. Non paga in 
senso di felicita’ e realizzazione. Si rende 
necessario quindi, a mio avviso, un intervento 
attivo per modificare in maniera significativa 
il luogo del nostro esistere, onde trovare 
spazi, modi e tempi nei quali esprimere in 
maniera soddisfacente la nostra vita. 
Personalmente vivo questa cosa come una urgenza. 
E data l’impossibilita’ di realizzare un mondo 
personale, cerco contatti con il resto della 
popolazione mondiale al fine di operare.
Capita pero’ che di tante proposte mi senta dire 
“non ha futuro” “non ha prospettiva” “non serve 
a niente”. 
Io penso che una azione abbia due possibilita’ 
di valere qualcosa. E che il valore lo attinga o 
dalla collettivita’ o dall’obiettivo. Se 
decidiamo di fare qualcosa insieme, quel 
qualcosa ha valore per il fatto stesso di farla 
insieme. Come riscoperta di una possibilita’ di 
collettivizzare pensieri e azioni. Di 
incontrarsi in un fare comune scelto da noi e 
non mediato da terzi. Se questa possibilita’ 
manca, allora il valore dell’azione sta solo 
nell’obiettivo che mira e colpisce o realizza.
Essere anarchici, per me, vuol dire non avere 
oggi un piano per il futuro da riversare sugli 
altri. Per me vuol dire costruire CON gli altri. 
E per costruire con gli altri, occorre fare. 
Senza preoccuparsi troppo di un futuro che 
sembra non esserci, o di una prospettiva che 
sembra mancare. L’azione e’ oggi, nel presente. 
Come anche noi lo siamo. Bisogna necessariamente 
agire sul limite che viviamo nell’attualita’.
Del resto essere anarchici vuole altresi’ dire, 
per me, avere un rapporto conflittuale col 
limite imposto. Col divieto. L’azione porta 
quindi, necessariamente, a infrangere qualche 
tabu’. Altrimenti e’ agire, per definizione, 
accondiscendendo al sistema. Che poi e’ il 
sistema del dominio, e quindi non stiamo piu’ 
parlando di una azione anarchica. Con questo non 
voglio dire che bisogna per forza tutti insieme 
sfidare il patibolo, ma bisogna anche 
comprendere come gli strumenti repressivi siano 
un incontro, piu’ che possibile, sicuro, nel 
cammino verso una trasformazione reale del mondo 
in cui viviamo. 
L’alternativa alla collettivizzazione degli 
strumenti per un processo di liberazione e’ il 
sopravvivere da soli. E la solitudine soffre di 
carenza di liberta’, poiche’ ritengo che la 
liberta’ si realizzi solo in un contesto 
collettivo.Io credo nella pratica e detesto la teoria che 
la immobilizza.

1 commento:

  1. COMMENTI SPLINDER


    #1 24 Luglio 2011 - 10:19

    Saremmo già in due e poi chissà... si diventa tre e poi quattro e via così ad aumentare...
    Il mio limite è la paura di non riuscire a sopravvivere senza vita all'aria aperta.
    (sorella)
    utente anonimo
    #2 24 Luglio 2011 - 18:20

    ...i motivi di un uomo... :-)
    utente anonimo
    #3 24 Luglio 2011 - 18:21

    e son recidiva: luisa... ;-)))
    utente anonimo
    #4 24 Luglio 2011 - 18:23

    e son recidiva: luisa...
    ;-)
    utente anonimo
    #5 24 Luglio 2011 - 18:27

    @sorella il carcere e' ovunque.

    @Luisa (ti piace Ivano Fossati?) ciao grande Luisa
    al_3_doppio_whisky
    #6 24 Luglio 2011 - 18:37

    parzialmente sì :-)
    (Non riuscivo a pubblicare quel commento-firma...così ora ho firmato troppo... :-))))
    utente anonimo
    #7 24 Luglio 2011 - 18:37

    ciao grande Kap
    (luisa)
    utente anonimo
    #8 25 Luglio 2011 - 14:19

    da combattere ogni giorno ed ovunque (anche quando imprigiona la mente) :)
    (sorella)
    utente anonimo
    #9 25 Luglio 2011 - 19:13

    @sorella a cominciare da li'.

    @Luisa occhio alla recidiva :))))
    al_3_doppio_whisky

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