venerdì 20 gennaio 2012

CONTESTUALIZZAZIONI - E' PER GLI SCHIAVI CHE IL LAVORO E' UN VALORE (SPLINDER, 4 SETTEMBRE 2011)

“il pericolo di questa crisi e’ una nuova forma 
di colonizzazione. Succedera’ a noi, alla 
Spagna, alla Grecia e al Portogallo che l’asse 
dell’Unione Europea (leggi Francia e Germania) 
comincera’ a subentrare nei nostri debiti 
facendoci versare lacrime di sangue. Piano piano 
con questo sistema ci conolonizzera’ come e’ 
accaduto nei secoli passati non con le armi, ma 
con la Finanza. Arma non sanguinaria, ma 
altrettanto dolorosa e devastante” 
(Mariella Alberini) 


"Noi" chi, di grazia? Il delirio piove da 
tutte le parti a vento, a turbine, a bufera. 
Scola dai muri, s'alza dal pavimento. Ci 
sommerge. Ogni significato si confonde con altri 
significati, si perde, diventa altro, 
semplificato, denaturato, cancellato e assorbito 
da un senso unico. Dal pensiero unico. Perche' 
certo, non siamo noi gli africani. Quelli che 
scappano chissa’ da quale condizione di vita e 
vengono qui. E si ritrovano senza un soldo, col 
rischio di essere presi e rispediti al mittente, 
o presi e dati in pasto ai porci, buttati nella 
calce viva, rinchiusi in un Cie a tempo 
indeterminato in seguito ad accurata selezione 
socio-genetica. Certo, noi non siamo obbligati a 
lavorare. Per il momento. Volendo possiamo fare 
la carita’, o forse possiamo metterci in coda 
agli enti assistenziali. Certo, non possono 
venderci come si vende il terreno. Quello che e’ 
sicuro pero’ e’ che il piu’ delle volte la gente 
piange per farsi mettere a lavorare. E che se un 
supermercato cambia padrone, i dipendenti in 
massima parte darebbero oro per farsi vendere 
insieme all’edificio e all’attivita’. Per essere 
un bene del padrone. Perche’ questo sembra, che 
il padrone se la tiri. Che non consideri il 
lavoratore un bene, ma piuttosto un inghippo. 
Certo, una bestia sfruttabile, e poi 
"abbandonabile" nel modo piu’ indolore possibile. 
Adesso io non lo so, ma quanta distanza manca 
tra questa condizione e quella d’essere 
schiavi?  Perche’ magari qualcuno pensa anche 
ad  emanciparsi, ma l’emancipazione non e’ piu’, 
come ai tempi degli antichi romani, solo un 
fatto pratico. Di riscatto economico. Qua pare 
che la prima opposizione all’emancipazione la 
facciano gli schiavi stessi, dentro la loro 
testa. Nella loro psicologia. Il lavoro ci 
garantisce la liberta’, dice qualcuno. Ecco, per 
me non c’e’ liberta’ fino a quando non ci si 
emancipa tutti dal lavoro. Perche' l’accezione 
in cui la parola lavoro viene attualmente usata, 
e’ forse la peggiore possibile. Qui si dice 
lavoro, ma si intende sfruttamento, e prima 
ancora a ricatto. Io non ho niente. Nemmeno 
debiti. E per me lavorare vuol dire applicarsi 
ad un problema, faticare magari (se e’ proprio 
necessario), e risolverlo. Non ho niente quindi, 
ma nemmeno la tara di pensare da schiavo 
credendomi libero. La schiavitu’ e’ un male che 
si impossessa di tutto. Prima che del resto, 
della mente, del modo di pensare, della cultura, 
della psicologia, degli obiettivi e della strada 
che ognuno riesce a vedere per se’ e per gli 
altri. Schiavo e’ un modo di essere, prima che 
una condizione sociale. Ed un modo di guardare 
al mondo dividendo quello che siamo noi da cio’ 
che sono loro. Mossi forse dalla paura che i noi 
di oggi possiamo diventare i loro di domani. O 
dalla certezza che, senza un cambiamento 
radicale, questo e’ quello che dovra’ 
necessariamente accadere.
Lo ripeto: non c’e’ 
liberta’ senza emancipazione dal lavoro. E 
 l’emancipazione dal lavoro comincia da dentro 
la propria testa. Quindi cominciamo col dire che 
la dignita’ non sta nel lavoro. Che il lavoro 
non e’ un valore. Che il lavoro, almeno in 
questa realta’ che ci viviamo, e’ prima d’ogni 
altra  cosa una disgrazia. E che al limite la 
condivisione di gioie e disgrazie, per fare 
fronte comune alle seconde e salvarsene, e’ un 
valore. Che la lotta e’ un valore. E lo e’ 
perche’ dona dignita’ all’essere umano, 
liberandolo dalla schiavitu’ e restituendogli 
quella specifica caratteristica che lo distingue 
da animali piu’ primordiali ed involuti, come ad 
esempio le formiche.

2 commenti:

  1. COMMENTI SPLINDER

    #1 04 Settembre 2011 - 21:44

    No, la dignita’ non sta nel lavoro. E il lavoro non e’ un valore....
    Il lavoro rende anche meno fruibile ciò che ci piace fare in quanto trasforma in obbligo ogni spontanea propensione ad attività che ci potrebbero, se non fossero lavoro, piacere ed entusiasmare e che potrebbero avere quindi un significato ben diverso in altro contesto.
    Ogni attività lavorativa ci impone regole cui dobbiamo sottostare, quindi come possiamo ritenerci liberi se lavoriamo?
    (luisa)
    utente anonimo
    #2 05 Settembre 2011 - 06:33

    non penso che si sia meno liberi se si producono e scelgono regole, in generale. lo si e' di meno se le regole le subiamo senza condividerle, se non partecipiamo a produrle, se non tengono conto di noi e piu' che altro sono leggi, che ci pesano addosso da prima che nasciamo. detto questo... come ti capisco! sai che si dice dell'italia e degli italiani? tipo"uno la vora e 4 [5-6... non ricordo il numero] guardano"? beh non sai quanto mi dia fastidio guardare gente lavorare! :))) (davvero eh...)
    al_3_doppio_whisky
    #3 05 Settembre 2011 - 09:13

    "sting (leggi sc-ting) a fatià"
    E' stata una gioia quando dovevo scrivere il testo di un documentario, è una disgrazia quando sono obbligata a fare tutto quello che potrebbe (forse) anche piacermi in un'obbedienza di regole, orari, metodi... conto ogni giorno le ore, e durante l'anno i mesi ed i giorni, che mancano alla fine temporanea dell'essere schiava, in uno sciocco desiderio di consumare in fretta quello che è tempo di vita e non dovrebbe essere procrastinato. Unica consolazione: immaginare e progettare di sfruttare l'essere al lavoro per ostacolarlo. Si, solo la lotta è un valore.

    (sorella)
    utente anonimo

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  2. COMMENTI SPLINDER
    #4 05 Settembre 2011 - 11:30

    ?"anarchia e' assenza di governo. non di organizzazione, non necessariamente di regole. assenza-di-governo. il governo e' la direzione che una parte di "sociale" comanda nel pensiero e nella vita di altre persone. l'anarchia e' assenza di chi impone una via. e' quindi da un lato, costruzione di vie, dall'altro, rifiuto da opporre a chi impone. la relazione tra gli individui non mediata da un terzo, e' la base per la costruzione di un mondo libero (dall'oppressione). la costruzione di relazioni non codificate ne' regolamentate da un terzo, parte dalla base del soccorso a chi e' in difficolta'. " sottolineo l'ultimo periodo
    al_3_doppio_whisky
    #5 05 Settembre 2011 - 12:30



    una che lavora con me un paio d'anni fa è stata nominata direttore del posto in cui lavoro. beh ha iniziato a lavorare 10-12 ore al giorno e anche il sabato e la domenica... per chi? per qualche apprezzamento sulla cronaca del giornale locale, in cui viene definita: L' instancabile direttrice, neanche un piccolo aumento di stipendio o possibilità di ulteriore carriera, ma si è semplicemente convertita al lavoro o meglio al presenzialismo sul lavoro, ma non è la sola perchè poi ci sono gli altri che vorrebbero fare di più e piangono se fanno loro fare meno lavoro e se dico che questo lavoro mi sta bene perchè vedo pochi capi e non sono quasi mai in contatto con loro, non capiscono e dicono che il lavoro nobilita l'uomo e a far mansioni importanti si è ancora più nobili. Ci si rende conto poco della schiavitù del lavoro e si fa poco per liberarsene, perchè in una società di consumo vivere con poco o a volte niente fa paura o fa vergognare. E' questa idea che va combattuta. Nessun lavoro penso nobiliti l'uomo e anche una passione se offerta a terzi in cambio di denaro, difficilmente può dare la soddisfazione che si sperava, quando come fosse un sogno si era scelto di fare quel lavoro.
    (angela)
    utente anonimo
    #6 05 Settembre 2011 - 12:46

    da che ne so io ci fu un cavallo senatire, nella Roma imperiale. non mi risultano tutoli nobiliari assegnati ai muli... :) in quanto al resto ne ho sentite, a malincuore, di cotte e di crude. anche da gente insospettabile. immagino che in una societa' del consumo, le persone siano portate a considerarsi valide quando si lasciano consumare...
    al_3_doppio_whisky

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