venerdì 20 gennaio 2012

DEL SACRIFICARE AGLI DEI - IN MORTE DI CARLO GIULIANI (SPLINDER, 20 LUGLIO 2011)

Essere uomini non e’ un sacrificio ma e’ cio’ 
che siamo. Adesso, e’ vero, ci sono re che 
abdicano, papi che fanno il gran rifiuto e 
persino cani che si suicidano. Cio’ non toglie 
che il nostro cervello ci impedisce di pensarci 
come formiche, malgrado gli sforzi che ci 
imponiamo.
Esiste, a quanto pare, insito in noi 
un motore, un come ed un perche’ interiorizzati, 
che ci conducono invariabilmente oltre il 
confine di cio’ che sarebbe la nostra vita, per 
portarci nel mondo della sopravvivenza e della 
longevita’. Come se tutto dovesse essere 
infinito. Io ora non so se questo motore derivi 
dall’interiorizzazione di un sistema o se quel 
sistema sia prodotto del motore di cui sopra 
(motore intimo che ognuno di noi, almeno in 
occidente, possiede e coccola). Di fatto la 
febbre della crescita, ovunque, in qualsiasi 
modo, e’ un contagio avvenuto in un qualche 
lontano passato, quando le terre vergini o poco 
popolate o popolate da inermi, ancora 
prevedevano che una stirpe di locuste potesse 
trovare spazio alla sua fame. In ogni caso, ad 
oggi, le locuste cominciano a mangiarsi tra di 
loro, e quindi si differenziano per teoria. 
Cosi’, mirando sempre ad una crescita che 
produca benessere e sviluppo, i piccoli voraci 
umani si dividono in schiere di selvaggi e 
sostenibili. I selvaggi vorrebbero continuare ad 
aumentare produzione e stimolare i consumi 
crescendo all’infinito fino a rendere il pianeta 
una gruviera di qui a 10 anni. I sostenibili 
invece vorrebbero rallentare il passo, e 
metterci qualche anno di piu’. Qualcuno parla 
anche di decrescita, in effetti. La teoria della 
decrescita parte da una notazione semplicissima, 
e cioe’ che forse e’ impossibile proporre una 
crescita all’infinito su di uno spazio di 
risorse finite. Ed in effetti sembra una buona 
notazione. Essa, messa in interrogativo, 
configura una domanda che gli esseri pensanti si 
pongono e pongono da quando ci sono il 
capitalismo e la societa’ industrializzata, 
salvo non darsi e non ricevere mai risposta. 
Probabilmente perche’ le domande o le fai a chi 
e’ interessato a risponderti, o e’ inutile 
farle. Dunque, perche’ alle domande che 
spontanee dai dubbi sorgono, non si arriva a 
dare risposte? E’ chiaro, esiste uno spazio di 
sistema occupato da chi e’ per caso adagiato in 
quello spazio. Un olimpo. Sulle falde del monte 
esistono i bastonatori. Costoro, Dei e servi 
degli Dei, abitano la montagna creata dal motore 
intimo insito in ognuno di noi (gli schiavi). E 
da quel monte si beano e pasciono. A loro non 
interessa l’insostenibilita’ della crescita 
all’infinito, poiche’ per loro, per il sistema, 
la societa’ e’ un mezzo per condurre la crescita 
all’infinito. Perche’ essi SONO la crescita 
all’infinito. Come del resto il 90% degli 
schiavi di questo emisfero, che senza il cruento 
sistema che abitano, non sarebbero nemmeno nati. 
Adesso, parlare agli Dei e’ possibile, tramite 
sacrifici. Salvo non aspettarsi che questi 
rispondano. I servi poi, quelli sulla pendice 
del monte, si accontentano di pensare che la 
loro utilita’ li salvera’ dall’essere schiavi. E 
basta tanto a farli diventare torturatori, 
assassini, aguzzini e carcerieri. Si capira’ 
bene,che non si tratta di esprimersi meglio, 
d’essere gentili e convincere qualcuno. Non si 
tratta di capire se i servi siano o meno nostri 
simili. Di relazionarsi. Basta guardarsi dentro, 
capire cosa c’e’, e allora apparira’ chiaro come 
e’ impossibile ottenere consenso su qualsiasi 
discorso non preveda sfruttamento e manganello, 
da parte di questi montanari privilegiati. 
Perche’ se dentro di noi la crescita e’ cosi’ 
irrinunciabile, se dentro di noi l’aspirazione 
alla realizzazione di noi stessi si traduce in 
questo moto, se posto il quesito che abbiamo 
posto piu’ su, gia’ dentro di noi restiamo 
sordi, allora come possiamo pensare di 
relazionarci con esseri sistematizzati in 
maniera piu’ arcigna di quanto lo siamo noi 
stessi? Qualcuno potrebbe dire che non e’ cosi’, 
che dentro di noi non restiamo sordi e che e’ 
vero, siamo altro che questo modello 
insostenibile, altro che locuste, altro che 
formiche con un unico scopo nella loro vita da 
formicaio. Ma se cosi’ fosse dovremmo 
semplicemente riprenderci la nostra vita, senza 
considerare questo un sacrificio. E 
riprendercela fermando tutto, a cominciare da 
quel motore intimo. Dovremmo fermare tutto, non 
partecipare piu’ del capitale. Togliere la terra 
dal monte, far ritrovare Dei e servi sulla 
pianura al nostro stesso livello, a costo di far 
durare la nostra stessa vita un battito di 
ciglia. E invece a me sembra che si cerchi solo 
di mitigare la propria condizione. Di crescere. 
Chi da selvaggio, chi da sostenibile.Poi, per 
fortuna, c’e’ anche chi non fa piu’ domande ed 
usa estintori.
Perche’ malgrado tutto, essere 
uomini, non e’ un sacrificio ma e’ cio’ che 
siamo, no? 

1 commento:

  1. #1 20 Luglio 2011 - 20:41

    nessuno ha chiesto di nascere, ma spesso ci si accontenta di stare dalla parte di chi pesta, uccide, forse perchè è più è facile prendersela con chi in un momento particolare della vita è in difficoltà...
    fa piacere invece essere unici, differenziarsi dalla massa che consuma, vuole sempre di più, desidera il successo o ricevere un sorriso di compiacenza dal proprio capo che a sua volta vuole ricevere ricompense anche morali da un altro capo.
    oh sì meglio raccoglierlo quell'estintore!!
    (angela)
    utente anonimo
    #2 20 Luglio 2011 - 21:14

    @Angela tanti anni fa scrivemmo un pezzo che ad unc erto punto faceva "il prigioniero e' rimasto senza fiato e' salito sopra al tetto e adesso sputa mentre guarda giu'". fosse anche con gli sputi, nel tentativo di annegarli.
    al_3_doppio_whisky
    #3 20 Luglio 2011 - 23:09

    l'estintore raccolto porterà a un nuovo olimpo se non c'è una diversa strategia da proporre, porterà solo a un cambio di testimone.
    condivido la tua analisi ma ti fermi al rovesciamento, (mi è sembrato anche leggendo i post precedenti), e non proponi alternative.
    la rivoluzione non è distruzione ma costruzione
    c.

    utente anonimo
    #4 21 Luglio 2011 - 06:34

    @c. non hai letto bene.
    al_3_doppio_whisky
    #5 21 Luglio 2011 - 13:36

    Sì.... "dovremmo semplicemente riprenderci la nostra vita, senza considerare questo un sacrificio. E riprendercela fermando tutto, a cominciare da quel motore intimo. Dovremmo fermare tutto, non partecipare piu’ del capitale. Togliere la terra dal monte, far ritrovare Dei e servi sulla pianura al nostro stesso livello, a costo di far durare la nostra stessa vita un battito di ciglia.".....
    E c'è chi lo fa e l'ha fatto...
    Grazie Kap...
    utente anonimo
    #6 21 Luglio 2011 - 14:01

    prego Anonimo! :)
    al_3_doppio_whisky
    #7 21 Luglio 2011 - 14:55

    ops....ogni tanto mi dimentico che non sono su blogger...:-)))

    (luisa)
    utente anonimo
    #8 21 Luglio 2011 - 17:44

    anke io!! ciao grande Luisa...
    al_3_doppio_whisky
    #9 21 Luglio 2011 - 18:07

    ciao grande Kap...!!! :-))))
    utente anonimo
    #10 19 Ottobre 2011 - 12:17

    RAGAZZI NESSUNO HA CAMBIATO LA STORIA SENZA VIOLENZA, IO VORREI CHE LE COSE CAMBIASSERO PER VIA DI PACE, MA PENSO CHE CON QUESTI MEZZI, PROTESTE PACIFICHE O ALTRO..NON SI OTTIENE NULLA! TROPPI INTERESSI!

    utente anonimo
    #11 19 Ottobre 2011 - 12:48

    @utente anonimo che scrive in maiuscolo ( :))) ) http://alpexex-leavemealone.blogspot.com/2011/10/in-su.html
    al_3_doppio_whisky
    #12 19 Ottobre 2011 - 12:51

    e mi permetto di aggiungere http://imotividiunuomo.splinder.com/post/25667983/psicopatologia-del-pacifismo-quotidiano
    al_3_doppio_whisky
    #13 20 Ottobre 2011 - 01:25

    Ma una formattazione più leggibile no? Eccheddiavolo!
    utente anonimo
    #14 20 Ottobre 2011 - 07:04

    ...hai ragione... consigli?
    al_3_doppio_whisky

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