lunedì 20 agosto 2012

CARO ANTONIO - PROMEMORIA

Caro Antonio, questa non e' una lettera ma un promemoria, anche se comincia con “caro Antonio”, la qual cosa potrebbe trarti in inganno.
Questo promemoria comincia con la parola “caro” perche' tu mi sei caro, e anche se mai te l'ho detto e mai tu nulla di affettuoso (se non una volta forse) hai detto a me, sono sicuro che lo sapevi che ti volevo bene, come io sapevo di farti molta simpatia. Negli anni, gli sguardi, ci hanno brillato piu' volte incrociandosi, forse perche' condividevamo, prima ancora che certe posizioni rispetto allo scibile e all'imponibile, anche il fatto di stare con donne in certo qual modo tra di loro simili. Insomma, quello che condividevamo io e te, era la rara e fresca complicita' in svariati eventi delle nostre separate vite. Quindi, come io ti ho sentito caro, cosi' anche tu devi avermi voluto bene, se non da subito, almeno nel tempo.
Questo promemoria, caro Antonio, non lo scrivo per te. Intestartelo mi serve solo ad aiutare la memoria, che a differenza tua, io non ho di ferro.
Questo promemoria e' per me infatti, perche' l'ultima volta che ci siamo visti ho dimenticato di dirti una cosa, e sicuramente desidero ricordarmene alla prossima occasione.
Quello che voglio dirti, Antonio, la prossima volta che ti vedro', e' che il fuscello si piega al vento, la canna non si spezza, ma la tartaruga muore se viene capovolta.
Tu di tartarughe non capisci un cazzo, e' evidente, altrimenti non avresti scelto quell'animale come modello a cui tendere.
J, invece, voleva diventare una quercia, ricordi? Ce lo diceva spesso, al bar, quando per sbaglio lo incontravamo. A te non piaceva J, e neanche a me piaceva molto. Perche' farsi piacere un raver bruciato con una lobotomia parziale stampata in fronte non e' semplice. Non per me, meno che mai per te, che rispetto a me sei sonoramente vecchio e poco incline alle droghe, anche se rispetto a me ti lanciavi volentieri in teorici apprezzamenti del sottoproletariato borgataro con la malattia a tuo dire curabile del fascio. Oggi anche io sono come te, poco incline allo sballo, ma questo di sicuro non lo puoi sapere, dato che sono talmente tanti anni che non ci vediamo che di sicuro di me piu' niente sai. Io invece di te continuo a sapere forse tutto, molto piu' di allora, almeno. E' ormai semplice sapere di te. O questo e' quello che mi sembra. Poi magari mi sfuggono realta' che ormai tu conosci, alle quali ormai tu sei dentro, e se cosi' e', scommetto che sei anche contento di avere avuto alla fine torto e torto marcio a proposito delle posizioni di intransigente materialismo sotto le quali ti barricavi. Del resto, avere ragione, e gia' all'epoca lo sostenevo, e' uno dei fatti piu' inutili e sopravvalutati nella vita delle persone. Magari oggi ne sei convinto anche tu.
Caro Antonio, tu hai sempre fatto la tartaruga. Con le tue braccia corte, corte da fare impressione, ma con la pacatezza che ti veniva da un sistema di pressione sovrumano. 
Dove arrivavano le tue braccia, li' segnavi, senza fare uno sforzo di troppo. Mi chiedo se la tua macchina ancora adesso (ma chissa' dov'e' adesso la tua vecchia macchina) abbia l'assicurazione appiccicata di traverso al centro del parabrezza. Guardandola, si poteva capire immediatamente dove saresti arrivato con la mano, spostando il braccio dal volante per toccare il vetro.
Non me la ricordo prima del 2003, la tua macchina. Forse ne avevi un'altra, ma ne dubito.
La prima sera in cui ricordo che ci salii, fu quando mi venisti a prendere alla stazione di O. E fu allora che mi dicesti quella cosa (forse) mezzo carina di cui scrivevo piu' su. Ridacchiando, dopo un po' che parlottavamo in viaggio dei processi e delle inchieste, tu mi guardasti di sbieco guidando e in un risolino dicesti che ero cresciuto. O che almeno cresciuto sembravo. Ti saro' per sempre grato di quel momento. Piu' ancora che del fatto di avermi iniziato alla geopolitica.
La tua macchina, Antonio, era un vero cesso. A montarci dentro, sembrava di stare come in una ceneriera. Probabilmente non lo sapevi che esistono i bidoni della monnezza e che nessuno ti premia se conservi tutti i pacchetti svuotati di Benson Blu. La cenere poi, la buttavi rigorosamente a terra, sui tappetini. Probabilmente ignoravi anche il fatto che un vetro si puo' riparare, e che se il finestrino si blocca, puoi cercare addirittura di sbloccarlo. Questo se proprio ci tieni a non usare il posacenere, e se come unica alternativa a ciccare dal finestrino ritieni utile e possibile solo sversare sul tappetino.
La sera che feci rientro in casa tua a M, c'erano anche F e altri compagni. F l'ho amato, degli altri compagni mi sono dimenticato. Forse era l'unico degno di nota, F.
Si e' vero, c'era anche M, il povero M, ma M prima che un compagno era un amico.
La casa in cui vivevi con tua moglie era un cesso peggio della macchina. Perche', caro Antonio, se non ce la fai a stare dietro ai loro bisogni, non ti pigli tre cani dal canile, di cui uno tutto nero e grosso come un maremmano. Le spalle Antonio, le tue spalle, me le ricordo strette, degne radici delle braccia corte. E se la tua compagna e' LEI, incontrollabile, passionale, ma anche sfasciata quel tanto che basta, ritrovarsi sulle spalle il baraccone da portare avanti non consiglia di aggravare la situazione acconsentendo ad adottare tre cani sballati. Ma tu Antonio miravi e hai sempre mirato a essere una tartaruga. Una tartaruga difficile da rovesciare, pesante, lenta ma decisa. Coriacea. E come una tartaruga procedevi sorridendo di tutti i malanni. Di tutte le imboscate che il mondo ti tendeva. Immacolato e intoccabile nella tua rigorosa logica. Beh Antonio, forse non potevi essere altro che una tartaruga, viste le spalle, la pressione e le braccia che ti ritrovavi, ma di tartarughe non hai mai capito un cazzo, e' evidente. Perche' le tartarughe vanno per la loro strada senza poter guardare, con scarso interesse alle distrazioni, corazzate e contente della lattuga, se la trovano sulla via. Magari mordono, soffiano e fanno male, sono temibilissime avversarie. Ma se le capovolgi Antonio, il gioco e' finito.
Ti ho sempre visto procedere con semplicita', nei pensieri e nelle azioni. Ti ho visto risolvere con lo spago guai a cui sarebbe servita una catena e con nastro isolante guai a cui sarebbe servito un cambio della conduttura del gas. O con la benzina e l'accendino, guai a cui sarebbe servito un decespugliatore. E ti ho sempre immaginato come una intelligente tartaruga che avanza guardando avanti, studiando i pochi dati a sua disposizione e facendone tesoro. Ma tu di tartarughe non capisci un cazzo Antonio, se pensi che sia un buon modo quello per fare politica, per opporsi, per non rischiare la vita. Perche' filare dritto e al proprio passo per la strada, mentre le bombe ti esplodono intorno, consente ai predatori di cambiare il percorso, cosi' da farti ritrovare su ponti tibetani e campi minati, li' dove facile e' venire capovolti. Come quella volta al presidio a V, a uno dei presidi, ti ricordi? Quando dopo aver tenuto contro ogni utilita' la piazza, ma solo per un ostinato orgoglio o per un passo da tartaruga, ti ritrovasti a fare il portavoce di fronte a questore e capisbirri. Beh tartaruga mia, possiamo anche ridere del tuo nome sul sito della polizia elencato tra i nemici pericolosi terroristi ai vertici di un movimento anarcoinsurrezionalista... te che eri addirittura comunista, ma se poi ti schiaffano nelle inchieste insieme agi anarchici e ti scavano il percorso in modo tale che a contrattare con gli sbirri ci finisci te, al margine di una giornata per certi versi gloriosa, allora vedi che stai senza saperlo su di un ponte tibetano, su di un campo minato e passo dopo passo procedi caparbio come una tartaruga verso il ribaltamento fatale? Cosi' Antonio visto che l'ultima volta non te l'ho detto, ora me lo segno, perche' non vorrei dimenticare di dirtelo anche alla prossima occasione: i fuscelli si piegano al vento, le canne non si spezzano, ma le tartarughe, se le capovolgi, muoiono. In galera, su un campo minato o dentro il letto d'ospedale al quale finiscono inchiodate. Anche se, in aggiunta a questo, ti diro' pure che tu sei morto da 5 anni, ma ancora io qui mi appunto cose da comunicarti mentre rimugino sulle tue strategie e sui tuoi pensieri. Sui tuoi passi di tartaruga, che ancora mi si muovono dentro. E allora forse si, le tartarughe se vengono capovolte sono finite. Ma questo a te, non e' ancora capitato.

PS
In definitiva, avere ragione, e' uno dei fatti piu' sopravvalutati e inutili nella vita delle persone, e' vero. Ma oltre quella, oltre la vita che si spegne col respiro, ci sono istanze irrinunciabili che il genere umano non potra' annichilire mai. E che nemmeno potra' ignorare per sempre.


al_terzo_doppio_whisky

36 commenti:

  1. pensa che fino (a quasi) alla fine pensavo l'avessero scritta a te e mi chiedevo cosa avresti risposto.
    13 agosto 2007 sai è la data in cui hanno ucciso la tipa a garlasco?
    io mi ricordo bene il 12 luglio di quell'anno quando è morta mia sorella di glioblastoma in tre gg. però i segnali c'erano da prima e nessuno mi credeva quando dicevo che era nata capra e non era tanto colpa sua se aveva l'emisfero destro assente, in effetti, poi___ ma sta nelle cose che alcuni vedano cose che altri (anche gli interessati) ignorano.
    per quello la verità è un dato relativo oltre che mutante e sfuggente, quindi diciamo che in generale tutto è fuffa___ 'spetta vedo che hai scritto dilllà. magari poi torno

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    1. toccherebbe definire il metro della fuffa. cioe', e' vero o fuffa: quello che sopravvive piu' o meno di un anno? quello che sopravvive piu' o meno di una vita? quello che si manifesta lungo lo scorrere delle generazioni all'interno o all'esterno di un'area geografica? insomma, da che se ne ha notizia, c'e' sempre e ovunque stato almeno un individuo pronto a schiattare pur di liberarsi. sara' verita' o fuffa l'istanza alla liberazione che l'individuo manifesta? direi che e' una questione oziosa questa. se uno la sente la sente, altrimenti amen.

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    2. tutto. tutto è fuffa.
      partendo da questa premessa si può poi classificare ogni cosa secondo parametri momentanei e opportunistici.
      momentaneamente trova senso qualsiasi cosa ma se allarghi o focalizzi la visione cambia e finisce in niente o nulla o fuffa (termine volgare, ma più simpatico del vuoto che di norma incute un vuoto senso di vuoto sconforto e vuota impotenza:)

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    3. mi perdonerai se mi sembra la tua una posizione legata inesorabilmente al... momento. personalistica e contingente. e superata da dati che, almeno a confronto, risultano largamente piu' persistenti... :)

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    4. (poi chiaramente esistono anche dati geologici. e comunque ogni dato risulta legato al lettore... il che volendo lo rende... fuffa)

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    5. coerentemente pure io sono fuffa, salvo apparire momentaneamente e parallelamente altro (altrimenti mi sarei chiamata imperituramente e intersicatamente:)

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  2. Certe istanze non sono legate ad un uomo, ma al genere umano, alla vita, e sopravvivono al singolo e al tempo. Noi possiamo solo essere dei portavoce, ma mentre noi moriamo quelle idee rimangono.

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    1. e a me sembra vero. come in un paradosso. ecco, in un certo senso se gli uomini sono Achille, quelle idee sono la tartaruga.

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  3. Ci sono istanze irrinunciabili che sopravvivono alle persone, come la libertà di essere. Come i suoi insegnamenti che perdurano nel tempo, custoditi dalla memoria del tuo cuore. Io immagino Antonio ancora placido e caparbio nel suo lento viaggio verso se stesso. tu no? ;) Ciao Antò.

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    1. in pratica si. io lo immagino risolto in un unico essere insieme a quelli come lui. un essere che mi vive dentro e che mi muove verso qualcosa di ineluttabile.
      ciao Anto'

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  4. ups, sono Marianna.

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  5. Mi sa che purtroppo è giusto quello che dici( non posso dire che hai ragione): mi ammazzo di fatica mentale per far capire a chi dico io che ho ragione e poi mi ritrovo inesorabilmente con la corazza rovesciata.
    Altro che fuffa. La vita stessa è fuffa

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    1. di sicuro non sono uno sbirro. forse sono un fesso. ma comunque ti ringrazio per non avermi dato ragione... :P

      avremo dunque torto. sia Antonio che io. e forse altri e allo stesso modo dopo di me...

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  6. Siamo entrambi pugliesi, giusto ?? Qui da me si dice che "la ragione si da ai fessi"..credo che in ogni situazione ci siano più punti di vista e non sempre esiste un torto o una ragione. A me, ad esempio, non frega nulla di aver ragione. A me interessa semolicemente poter esprimere liberamente le mie idee. Stop. Mi piace il contraddittorio che non necessariamente deve portare ad un torto o ad una ragione.
    Splendido post..molto intenso e profondo..peraviglioso P.S.
    Ti abbraccio :)

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    1. ai fessi e agli sbirri... si. :)
      a me interessa ascoltare quanti piu' punti di vista sia possibile. non sono un integralista della liberta' d'opinioe, perche' non credo negli strumenti come assoluti positivi. cioe' ritengo che uno strumento possa essere usato come un'arma per distruggere il fine stesso per il quale e' stato creato. mi interessano dunque i punti di vista, se sono cmpositivi della realta', ossia se non sono espressi in maniera utilitaristica e in modo fasullo per piegarla ad un volere particolare. e mi interessano, i punti di vista, perche' compongono appunto la realta'. di fronte a una sedia, immobile, io ne vedrei solo una parte. per capire a cosa puo' servire e cosa e', per avvicinarmi al suo pieno utilizzo e alla piena comprensione della forma e dell'oggetto, mi serve sapere cosa vedono quante piu' persone guardando quell'oggetto da infiniti punti.
      ti abbraccio anche io cara conterranea e coetanea :)
      grazie m4ry.

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    2. ps
      anche Antonio era pugliese.

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    3. :)
      Sono totalmente d'accordo con te..ma totalmente proprio !
      Tu sei qualche mese più giovane di me ;)
      Grazie a te :)

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    4. Io sono napoletana...
      la ragione si da ai fessi ed ai pazzi con cui notoriamente e' difficile avere un contraddittorio, ma ultimamente sono sempre più convinta per varie ragioni, che gli unici ad avere una certa ragione incontrovertibile sono proprio i pazzi...

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    5. la questione e'... fino a che punto possiamo dare ragione a pazzi/scemi/sbirri? o anche... lasciargli la ragione va bene, se non gli dobbiamo lasciare che quella.

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    6. Escludendo gli sbirri, che da contratto non possono che avere solo " ragion di stato" , escludendo gli scemi, nel senso di idioti per fattori biologici, che proprio non hanno capacita intellettive, se non quelle di intrecciare cestini...arriviamo ai pazzi...già stabilire l' esatta sanità mentale e' arduo...ma cmq volendo semplificare al massimo, ho ragione io a continuare a credere in un mondo d' amore e di libertà ed a sbattermi per questo...o loro, i pazzi, che rifiutano ogni forma di regola del vivere sociale, chiusi nel loro piccolo mondo individualistico e ripiegati su loro stessi? E magari alla fine riescono pure a passare per geni...tipo la Merini?

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    7. beh escludendo i potenti, tanto per cominciare. o i detentori di qualsiasi seppur misero potere che trova realizzazione e motivo d'essere nel momento in cui viene esercitato. con quelli e' inutile discutere, tanto vogliono solo avere ragione. a prescindere da cio' che c'e' scritto su eventuali contratti. insomma, escludendo questa categoria enorme di persone, direi che non so se la Merini abbia o no ragione rispetto a te. certo... ha qualche buon pezzo :)))) e quindi la ragione te la puo' anche lasciare.

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  7. Il cerchio dubbioso20 agosto 2012 16:47

    Ciao io sono un cerchio. Ogni punto che costituisce la mia circonferenza asserisce di essere l'inizio del cerchio. Allo stesso tempo ogni punto dice a quello che lo precede di essere lui la fine del cerchio. E quindi litigano tra loro perchè ognuno afferma, in maniera totalizzante e senza possibilità di critica alcuna, di avere ragione. Ora io vi posso dire che secondo me hanno tutti ragione e tutti torto. Quindi dare ragione ad uno solo significherebbe dargli una predominanza ideologica sugli altri. E a che pro dare ragione ad un punto (di vista) piuttosto che all'altro?

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    1. non so ma attento cerchio. perche' magari quei punti infiniti partecipano alla catena solo perche' si sentono il primo punto del cerchio. e se cosi' non fosse mollerebbero e tu svaniresti. te la senti di liberare i punti dalla malattia del dominio rischiando di svanire come forma?

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  8. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 01:16

    ah sì quelli me lo hanno già detto che quasi quasi prendono un'altra forma. pensavano al triangolo. ma cambiando forma la sostanza non cambia. sono i puntini che devono cambiare atteggiamento :)

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    1. capirai... finche' pensano al triangolo o al quadrato, poveretti, non hanno possibilita' alcuna di stare meglio! cmq io ti sospetto, cerchio. perche' esisti e parli, e' evidente. quindi penso che si, i punti debbano cambiare atteggiamento, ma il tuo di atteggiamento quale sara' se mai dovessero provarci?

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    2. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 03:50

      Io come cerchio esisto perchè i puntini si sono dati questa organizzazione, pensando forse che fosse la forma ideale. Ma in realtà se i puntini decidessero di cambiare forma o più semplicemente (e non so se sia poi così semplice da attuare, anche se qualcuno ci sta già provando) fuoriuscire dal perimetro del cerchio e gestirsi a modo proprio, io non potrei far altro che adeguarmi. Quindi diventerei una nuova forma o nel secondo caso dovrei accettare di non avere più forma. Può darsi anche che come concetto continuerei ad esistere, anche perchè ogni puntino potrebbe considerarsi come un cerchio a se stante, ma in ogni caso farei parte di un nuovo tutto. Potrebbe essere meglio o peggio. Io questo non lo so. Ma i puntini dovrebbero perdere innanzitutto la smania di potere e di prevaricazione di uno sull'altro (e non so se questo siano in grado di farlo).

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    3. bene cerchio, da quel che dici, e volendoci credere, allora sta tutto nelle mani e nelle menti e nelle capacita' e nelle volonta' dei puntini. da quello che dichiari, nessun cambiamento puo' venire da te e per mezzo tuo :)))) (lo riferiro' ai puntini che dicono invece di voler cambiare tutto tramite e te e continuando ad operare al tuo interno. sai, ce ne sono molti di puntini scemi o paraculo...)

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    4. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 05:42

      Eh sì. Sto dicendo che non può partire da me, io sono un'entità astratta creata dai puntini. Deve partire da loro. (I puntini paraculo mi usano a discapito dei puntini scemi, di cui alimentano le paure. E più si creano paure e insicurezze e più questi si chiudono a cerchio).

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    5. mi hai fatto venire quello che voleva fare un uovo tutto rosso e levigato, ma poi scopri' che in programma c'erano cubi con lo stemma dello Stato... :))) http://www.youtube.com/watch?v=UJUQ7IupbBo

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  9. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 08:43

    :) "Fango non smentisce la sua anima di spettro"

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    1. sta canzone me piace, e piu' calano i whisky, piu' me piace de piu' :P

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  10. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 09:00

    Anche a me piace. Mi ricorda un mio vecchio amico. Comunistaccio paura :)

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    1. antisovietico...? questa canzone e' leggermente anarchica, piu' che comunista...

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    2. Il cerchio dubbioso21 agosto 2012 23:35

      Diciamo che è la frase sulla fabbrica dei sogni che forse mi ha fatto ripensare a lui ed il personaggio del tuo post che in molti punti della tua descrizione me lo ha ricordato.

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