lunedì 27 febbraio 2012

A NOSOTROS NOS QUIEREN MUERTOS

Tutto questo non puo' avere un senso, non deve averlo e non vogliamo che lo abbia. Tutto questo e' troppo, davvero troppo, e per dirla bene era gia' cosi' ai tempi di Sole e Baleno, ai tempi dei primi due impiccati. Era cosi' quando girava il volume sulla loro fine, e si organizzavano presentazioni in tutta Italia. Ancora di piu' oggi, che chi l'ha scritto e' in galera, tutto questo pare davvero esagerato. E' fuori da ogni contesto, fuori da ogni logica accettabile. Se la vita deve essere un inferno, beh, magari sembra piu' fattibile farsi macellare a sangue. Eserciti schierati, ruspe con l'obbligo di sgomberare. montagne da bucare, inspiegabili istinti di belva al potere. E precipita un uomo da un traliccio, lo trattengono il tempo giusto per sperare che muoia. E lo scontro si alza di livello, e gli arresti, le perquise, la repressione, i mandati d'arresto addosso a chi ti stava persino sul cazzo coi suoi discorsi da pacifista. Tutto questo non puo' avere un senso, la logica ci sfugge. O non siamo noi umani, oppure c'e' qualche cosa di troppo nei geni di chi dirige. Pensi a questo, l'angoscia sale, si fanno scure persino le giornate col miglior sole. E intanto segui percorsi arzigogolati quando sai perfettamente cosa e' che desideri, cosa e' che vuoi. Conosci la linea retta, quella che passa lontano dal ricatto. Tutto questo non ha nessun senso. Spegnete la televisione, resettate le menti, cominciamo a fare altro. Ma facciamolo subito, perche' non c'e' tifo che tenga. La realta' che viviamo produce solo delirio, nessuna attrattiva, e non capisco, davvero non capisco, quale sia l'umano a cui tutto cio' convenga. Sveglia, uomini e donne, sveglia. Non c'e' Stato che tenga. Non c'e' padrone che tenga. Questa e' la mia vita. Sinceramente ci sono momenti in cui mi interessa, si, ma a quale costo? Amo la vita, amo il sole, amo persino la notte. Ma quanto vale un respiro in piu' su questo mondo? Quanto sarei disposto a dare per riuscire a campare anche solo un secondo in avanzo, anche solo un po' piu' ricco, anche solo un po' con piu' ragione di un altro? Ho torto su tutto, bruciamo il tempio. Preferisco cosi'. Preferisco che tutto non abbia senso, piuttosto che ascoltare il racconto di un matto rinchiusosi in manicomio a dettare leggi e linee e direttive a tutto tondo. Non vi affannate a cercare di avere la meglio sugli altri, a dire che avete capito voi, che gli uomini sono solo malati. Non vi affannate, perche' davvero, allo stato attuale in cui versa il pianeta, E' DEL TUTTO EVIDENTE: non c'e' senso che tenga, non lo vogliamo e non ci interessa. 






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lunedì 13 febbraio 2012

MEMORIA E ORGOGLIO

Io non lo so, ma davvero la memoria e' una bella cosa fino a quando non ci rimani invischiato. E non so nemmeno cosa voglia dire che dei fessi se ne vadano in piazza a ricordare i morti delle Foibe, a rivendicare l'appartenenza a qualcosa di andato, scordato dai piu' e che presto non sara' proprio piu', come i tempi in cui il dominio, il patriarcato e cose del genere non li conosceva nessuno. Per quanto ne so potrebbe essere 3 secoli fa in nord america o anche meno nei deserti australiani. Non lo so cosa conti che Casa Pound si rivendichi il nome di un poeta piuttosto che la pelata di Mussolini. Non so cosa contino i simboli. Nostri vostri loro. A me l'unica cosa che salta all'occhio e' come la gente comperi palloni dell'Inter e si picchi poi con quelli del Milan. Che altri inneggino alla chiaroveggenza di un ometto coi baffi che urla in tedesco, o a quella di un sardo segretario del pci cugino di Cossiga. O come ci si mescoli nella perfetta confusione di stralci d'idea, di nozioni e frasi, di aforismi e citazioni vuote. E di come, in tutto questo, il lavoro rimanga una preghiera sulle labbra dei disgraziati, che non riescono a pensarlo come disgrazia, e come nessuno si riesca a salvare dalle dicotomie, che sono una galera bella e buona, un dogma, dal quale ci si rifiuta di uscire. Qua crolla il mondo, ci casca la vita. Non possiamo mica perdere tempo a picchiarci con altri ignoranti, mentre sprofondiamo nel vuoto... Ecco cosa penso da questo angolo di mondo, in disparte, progettando di mettermi ancora di piu' in disparte. Perche' il coraggio e' una bella cosa, finche' non diventa punta d'orgoglio. Finche' non ci si rimane stupidamente invischiati.

giovedì 2 febbraio 2012

SPAZIO (USO CANTIERE, USO CANALE, USO CARNEVALE)

"Non vedo la paura vedo solo l'attesa espressa in un eccesso di fragilita'" (24GRANA)

"La rivoluzione e' un pensiero nuovo che vive adesso" (CDT)

"La lotta non si arresta"

Non vi date fuoco, non vi tirate colpi in testa. Non da soli. Non a causa di questi bastardi.



Me ne starei cosi' bene in Italia io, diobono! E chi si sposterebbe mai! Con la mia E, qui nell'estremo opponente ligure col clima super mite, in questa bella casa nella campagna, tra gli ulivi... con un minimo di terra da zappare, alberi da potare per fare legna, a scrivere le mie minkiate, a fare passeggiate, magari anche a suonare, ogni tanto. Che ne so, qualche stagione per tirare su due lire. Ah no, la lira non c'e' piu'. Qualche euro. O magari a barattare qualcosa, a immischiarmi con quelli del Cir. Me ne starei qui, non scherzo, se qui non fosse qui. Qualche volta mi sembra che la casa sia su una zolla di terra e che vada alla deriva. Che intorno non ci sia piu' questo precipizio che abbiamo imboccato, fatto di centri commerciali, galere, liberalizzzatori, taglieggiatori e usurai. E quelle volte mi sembra davvero che vivrei sulla zolla, senza chiedere altro. Poi invece quando tocca andare, e tocca sempre andare, allora mi accorgo che la zolla non esiste, che non naviga mica, che sta attaccata al delirio come tutto il resto. E che ogni favola e' osteggiata, presa col ricatto. Pochi giorni fa a Camporosso, fuori dal discount cinese, dopo aver rischiato una crisi isterica nel tentativo di comperare morsetti elettrici per l'allaccio Enel nuovo (da uso cantiere a uso canale o carnevale, non so), fumando una sigaretta, ho visto una madre scatenare la nevrosi su suo figlio. Col bambino piu' grande indifferente che invece chiedeva al padre esausto se poteva portare il pallone, li' dove stavano andando. E dove stavano andando? A rompersi le palle, chiaramente. Ad inseguire un assurdo cosi' distante da cio' che c'e' dentro gli esseri umani, da fare spavento. Siamo come bestie da soma, asini legati al palo che girano in tondo in eterno, ciechi. Il mondo si riduce di dimensioni, ci adeguiamo, ci ricomponiamo in misura alle possibilita' che ci vengono lasciate. Impoveriamo, impazziamo, ci deprimiamo. E alle volte fuoriusciamo, perche' l'argine e' stretto, troppo stretto. Qualcuno si ricava la nicchia, e si adatta. O si adatta fino in fondo. E questo pozzo non ha fondo. Non ha niente, ha solo catene, buche nere, una eco che non torna. Ho gettato la moneta per capire quanto spazio ci fosse sotto i nostri piedi. Qualche volta mi e' sembrato di sentire qualcosa, un rimando, un rimbombo. Ma e' sempre stata una illusione. Al precipizio non c'e' fine, non c'e' fine alla limitazione. Potremmo entrare in una scatoletta per il tonno, e del resto potremmo anche prima o poi entrarci. Chissa' pure se gia' tanti non sono finiti come carne in scatola. E tutto si vende, tutti ci vendono, tutti si svendono. L'aria puo' costare molto cara. Una boccata puo' costare l'intera vita. Qualche volta mi chiedo se mi adatterei anche io a pagare il prezzo. Se mi rifugerei chiudendo gli occhi sulla zolla. Se mi lascerebbero, nel caso accettassi, la zolla. O in alternativa un orrido appartamento, un posto da schiavo. O in alternativa ancora, una cella, sempre scendendo di scala nella graduatoria delle alternative. E al pozzo non c'e' fondo, non c'e' fine al baratro. Ma sapete cosa? Fortunatamente anche li' in alto non si vede nessun tetto, nessuna occlusione. Se vi sembra diversamente, sappiate che state sbagliando. Perche' per quanto la condizione umana sia di solitudine, la condizione sociale non puo' mai essere allo stesso modo. Non siamo soli, ci schiacciano in grossi blocchi. Dunque non c'e' verita' nella desertificazione. Non siamo solitudini separate, se non e' quello che vogliamo. E fare fronte comune, e' solo un fatto di scelta. Di scelta individuale. Dunque tutto cio' che ci spetta come umani dobbiamo e possiamo pretenderlo finche' restiamo vivi. Finche' apparteniamo ad ogni nostra aspirazione. Quindi gridiamo, guardiamoci, cerchiamoci in rete. Ad ogni affronto, abbozziamo, respiriamo e reagiamo con decisione e CATTIVERIA (e intelligenza) dando addosso al nemico. E teniamo a mente che qualsiasi cosa accada, nel bene e nel male, sara' sempre e solo l'inizio di altro.
Ora e sempre, resistenza.

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