lunedì 27 agosto 2012

CONSIDERAZIONI MUSICALI DOPO LA PRESENTAZIONE DELL'ULTIMO LIBRO DI GERARDINA COLOTTI

E' vero: anche qui, qualcuno, potrebbe fare suo il vespro, o il sole dell'Alba. E potrebbe puntare i fucili sugli oppressori. Potrebbe, quel qualcuno, farsi portavoce di fazioni allargate e saldate di fronte al pericolo di un invasore. L'invasore unico, che viene vestito da liberatore. Qualcuno potrebbe farlo, vestendosi lui stesso da liberatore. Qualcuno potrebbe raccogliere le istanze di mille particolarismi, di tutte le facce diverse cresciute a pane e superstizione. Potrebbe dire che la dignita' e' di ogni cultura, e magari sotto sotto trattare con gli stregoni. Da questa prospettiva pero', l'autodeterminazione dei popoli e la liberta' di religione, sembrano benedizioni all'ignoranza. Non esiste una sola bandiera che non sia servita infine come sudario ai morti ammazzati e contemporaneamente ai commensali papponi. E si, potrebbe arrivare qualcuno di forte, appoggiarsi alla carne della gente, e scalzare la classe dirigente. O trovare il puntello per farci gli affari piu' convenienti. A guardare indietro, in effetti, pare assodato che due blocchi in guerra producano muro e ombra. Lo Stato invece, produce sempre mafia. Il nazionalismo, razzismo. La patria, morti ed eroi, che poi sono quasi sempre la stessa cosa. Infine, chiedersi cosa voglia dire chiamarsi progressisti e fare fronte unico, contro l'imperialismo, insieme a crogioli di preti come l'Iran o insieme ad accozzaglie di clan camorristici berberi, e' pur sempre lecito. Come controbattere che se il pericolo e' immane, la morsa stretta, la disperazione alla gola, allora si invoca persino l'appartenenza nazionale, il dittatore, e ci si allea finanche col demonio.
E dire che scendendo al paese stasera Battiato cantava, e del diavolo proprio. Che sarebbe mancino, subdolo e suonerebbe il violino, cantava. E sulla questione, sembravamo tutti d'accordo.


al_terzo_doppio_whisky

lunedì 20 agosto 2012

CARO ANTONIO - PROMEMORIA

Caro Antonio, questa non e' una lettera ma un promemoria, anche se comincia con “caro Antonio”, la qual cosa potrebbe trarti in inganno.
Questo promemoria comincia con la parola “caro” perche' tu mi sei caro, e anche se mai te l'ho detto e mai tu nulla di affettuoso (se non una volta forse) hai detto a me, sono sicuro che lo sapevi che ti volevo bene, come io sapevo di farti molta simpatia. Negli anni, gli sguardi, ci hanno brillato piu' volte incrociandosi, forse perche' condividevamo, prima ancora che certe posizioni rispetto allo scibile e all'imponibile, anche il fatto di stare con donne in certo qual modo tra di loro simili. Insomma, quello che condividevamo io e te, era la rara e fresca complicita' in svariati eventi delle nostre separate vite. Quindi, come io ti ho sentito caro, cosi' anche tu devi avermi voluto bene, se non da subito, almeno nel tempo.
Questo promemoria, caro Antonio, non lo scrivo per te. Intestartelo mi serve solo ad aiutare la memoria, che a differenza tua, io non ho di ferro.
Questo promemoria e' per me infatti, perche' l'ultima volta che ci siamo visti ho dimenticato di dirti una cosa, e sicuramente desidero ricordarmene alla prossima occasione.
Quello che voglio dirti, Antonio, la prossima volta che ti vedro', e' che il fuscello si piega al vento, la canna non si spezza, ma la tartaruga muore se viene capovolta.
Tu di tartarughe non capisci un cazzo, e' evidente, altrimenti non avresti scelto quell'animale come modello a cui tendere.
J, invece, voleva diventare una quercia, ricordi? Ce lo diceva spesso, al bar, quando per sbaglio lo incontravamo. A te non piaceva J, e neanche a me piaceva molto. Perche' farsi piacere un raver bruciato con una lobotomia parziale stampata in fronte non e' semplice. Non per me, meno che mai per te, che rispetto a me sei sonoramente vecchio e poco incline alle droghe, anche se rispetto a me ti lanciavi volentieri in teorici apprezzamenti del sottoproletariato borgataro con la malattia a tuo dire curabile del fascio. Oggi anche io sono come te, poco incline allo sballo, ma questo di sicuro non lo puoi sapere, dato che sono talmente tanti anni che non ci vediamo che di sicuro di me piu' niente sai. Io invece di te continuo a sapere forse tutto, molto piu' di allora, almeno. E' ormai semplice sapere di te. O questo e' quello che mi sembra. Poi magari mi sfuggono realta' che ormai tu conosci, alle quali ormai tu sei dentro, e se cosi' e', scommetto che sei anche contento di avere avuto alla fine torto e torto marcio a proposito delle posizioni di intransigente materialismo sotto le quali ti barricavi. Del resto, avere ragione, e gia' all'epoca lo sostenevo, e' uno dei fatti piu' inutili e sopravvalutati nella vita delle persone. Magari oggi ne sei convinto anche tu.
Caro Antonio, tu hai sempre fatto la tartaruga. Con le tue braccia corte, corte da fare impressione, ma con la pacatezza che ti veniva da un sistema di pressione sovrumano. 
Dove arrivavano le tue braccia, li' segnavi, senza fare uno sforzo di troppo. Mi chiedo se la tua macchina ancora adesso (ma chissa' dov'e' adesso la tua vecchia macchina) abbia l'assicurazione appiccicata di traverso al centro del parabrezza. Guardandola, si poteva capire immediatamente dove saresti arrivato con la mano, spostando il braccio dal volante per toccare il vetro.
Non me la ricordo prima del 2003, la tua macchina. Forse ne avevi un'altra, ma ne dubito.
La prima sera in cui ricordo che ci salii, fu quando mi venisti a prendere alla stazione di O. E fu allora che mi dicesti quella cosa (forse) mezzo carina di cui scrivevo piu' su. Ridacchiando, dopo un po' che parlottavamo in viaggio dei processi e delle inchieste, tu mi guardasti di sbieco guidando e in un risolino dicesti che ero cresciuto. O che almeno cresciuto sembravo. Ti saro' per sempre grato di quel momento. Piu' ancora che del fatto di avermi iniziato alla geopolitica.
La tua macchina, Antonio, era un vero cesso. A montarci dentro, sembrava di stare come in una ceneriera. Probabilmente non lo sapevi che esistono i bidoni della monnezza e che nessuno ti premia se conservi tutti i pacchetti svuotati di Benson Blu. La cenere poi, la buttavi rigorosamente a terra, sui tappetini. Probabilmente ignoravi anche il fatto che un vetro si puo' riparare, e che se il finestrino si blocca, puoi cercare addirittura di sbloccarlo. Questo se proprio ci tieni a non usare il posacenere, e se come unica alternativa a ciccare dal finestrino ritieni utile e possibile solo sversare sul tappetino.
La sera che feci rientro in casa tua a M, c'erano anche F e altri compagni. F l'ho amato, degli altri compagni mi sono dimenticato. Forse era l'unico degno di nota, F.
Si e' vero, c'era anche M, il povero M, ma M prima che un compagno era un amico.
La casa in cui vivevi con tua moglie era un cesso peggio della macchina. Perche', caro Antonio, se non ce la fai a stare dietro ai loro bisogni, non ti pigli tre cani dal canile, di cui uno tutto nero e grosso come un maremmano. Le spalle Antonio, le tue spalle, me le ricordo strette, degne radici delle braccia corte. E se la tua compagna e' LEI, incontrollabile, passionale, ma anche sfasciata quel tanto che basta, ritrovarsi sulle spalle il baraccone da portare avanti non consiglia di aggravare la situazione acconsentendo ad adottare tre cani sballati. Ma tu Antonio miravi e hai sempre mirato a essere una tartaruga. Una tartaruga difficile da rovesciare, pesante, lenta ma decisa. Coriacea. E come una tartaruga procedevi sorridendo di tutti i malanni. Di tutte le imboscate che il mondo ti tendeva. Immacolato e intoccabile nella tua rigorosa logica. Beh Antonio, forse non potevi essere altro che una tartaruga, viste le spalle, la pressione e le braccia che ti ritrovavi, ma di tartarughe non hai mai capito un cazzo, e' evidente. Perche' le tartarughe vanno per la loro strada senza poter guardare, con scarso interesse alle distrazioni, corazzate e contente della lattuga, se la trovano sulla via. Magari mordono, soffiano e fanno male, sono temibilissime avversarie. Ma se le capovolgi Antonio, il gioco e' finito.
Ti ho sempre visto procedere con semplicita', nei pensieri e nelle azioni. Ti ho visto risolvere con lo spago guai a cui sarebbe servita una catena e con nastro isolante guai a cui sarebbe servito un cambio della conduttura del gas. O con la benzina e l'accendino, guai a cui sarebbe servito un decespugliatore. E ti ho sempre immaginato come una intelligente tartaruga che avanza guardando avanti, studiando i pochi dati a sua disposizione e facendone tesoro. Ma tu di tartarughe non capisci un cazzo Antonio, se pensi che sia un buon modo quello per fare politica, per opporsi, per non rischiare la vita. Perche' filare dritto e al proprio passo per la strada, mentre le bombe ti esplodono intorno, consente ai predatori di cambiare il percorso, cosi' da farti ritrovare su ponti tibetani e campi minati, li' dove facile e' venire capovolti. Come quella volta al presidio a V, a uno dei presidi, ti ricordi? Quando dopo aver tenuto contro ogni utilita' la piazza, ma solo per un ostinato orgoglio o per un passo da tartaruga, ti ritrovasti a fare il portavoce di fronte a questore e capisbirri. Beh tartaruga mia, possiamo anche ridere del tuo nome sul sito della polizia elencato tra i nemici pericolosi terroristi ai vertici di un movimento anarcoinsurrezionalista... te che eri addirittura comunista, ma se poi ti schiaffano nelle inchieste insieme agi anarchici e ti scavano il percorso in modo tale che a contrattare con gli sbirri ci finisci te, al margine di una giornata per certi versi gloriosa, allora vedi che stai senza saperlo su di un ponte tibetano, su di un campo minato e passo dopo passo procedi caparbio come una tartaruga verso il ribaltamento fatale? Cosi' Antonio visto che l'ultima volta non te l'ho detto, ora me lo segno, perche' non vorrei dimenticare di dirtelo anche alla prossima occasione: i fuscelli si piegano al vento, le canne non si spezzano, ma le tartarughe, se le capovolgi, muoiono. In galera, su un campo minato o dentro il letto d'ospedale al quale finiscono inchiodate. Anche se, in aggiunta a questo, ti diro' pure che tu sei morto da 5 anni, ma ancora io qui mi appunto cose da comunicarti mentre rimugino sulle tue strategie e sui tuoi pensieri. Sui tuoi passi di tartaruga, che ancora mi si muovono dentro. E allora forse si, le tartarughe se vengono capovolte sono finite. Ma questo a te, non e' ancora capitato.

PS
In definitiva, avere ragione, e' uno dei fatti piu' sopravvalutati e inutili nella vita delle persone, e' vero. Ma oltre quella, oltre la vita che si spegne col respiro, ci sono istanze irrinunciabili che il genere umano non potra' annichilire mai. E che nemmeno potra' ignorare per sempre.


al_terzo_doppio_whisky

lunedì 13 agosto 2012

CHI...?!

Questa settimana ho capito che per me, la Vezzali, puo' andarsene a zappare l'orto.

Come l'ho capito...?
Chi e' la Vezzali...?
Dove ha l'orto...?

Vi rispondo subito...

Qualche giorno fa sento un tizio al bar che divulga la notiziona scandalosa: l'Italia (chi...?!) paga centomila e passa euri a quelli che vincono (prendo atto: c'e' una gara con in palio centomila e passa euri e nessuno mi ha invitato a partecipare) un oro (“oro” non “orto”) alle Olimpiadi (prendo atto: contando che sono appena finiti gli Europei di calcio, ne deduco che adesso ne fanno due a stagione di ste robe).
E pare, sempre secondo il tizio, che gli altri Stati paghino molto meno i loro olimpionici.
Ecco, "non e' vero!", ribatte qualcuno. Il Kazakistan e l'Armenia (chi...?!) pagano piu' di noi (piu' di me sicuro: non c'ho 'na lira). Polemicone.
In due trance.
Seconda trance del polemicone: non va bene pagare premi cosi' alti perche' gli atleti percepiscono gia' stipendi statali essendo tutti arruolati nelle forze dell'ordine (ah si? sti' infami).
Contropolemicaccia: non fosse per il posto sicuro in polizia, la Vezzali (chi...?!) non avrebbe potuto partecipare a nessuna Olimpiade (proprio come e' successo a me, che manco mi hanno avvertito della gara) e l'Italia (chi...?!) non avrebbe potuto fregiarsi dei suoi successi.
Controcontropolemicone: eh ma il CONI (chi...?!) percepisce gia' i fondi (...prendo atto: come ai tempi in cui avevo la casa editrice, vengo a sapere dell'esistenza di fondi quando gli altri li hanno gia' spesi (o quantomeno quando possono gia' esibire ricevute...)) ogni anno e quindi non c'e' spreco se decide di suddividerli come vuole lui (si, lui: il CONI. Qualunque cosa esso sia).
Del resto meglio pagare gli atleti che usare quei soldi (si, ma quali soldi...?) per aumentare stipendi di presidenti e direttori (perche' non ci sono alternative alle due cose? io per esempio dovevo ancora pagare i due aperitivi, quella sera...).

Ecco, allora ho capito che per me, la Vezzali (qualunque cosa essa sia) puo' andarsi a zappare l'orto. Che per quanto mi riguarda le Olimpiadi possono andarsi a colorare i cerchi insieme agli Europei di calcio nella stanza dei giochi. E che chi si infervora per queste menate puo' andare a fare lo spaventapasseri nell'eventuale orto della Vezzali (chi...?!) ovunque esso sia.

Ps
Io sono sinceramente scettico sulla capacita' dello spaventapasseri che ha tirato fuori Kazakistan e Armenia di indicare uno dei due Paesi, a scelta sua, sul mappamondo.



al_terzo_doppio_whisky
(oggi, piu' che altro, alla decima doppia grappa)

domenica 5 agosto 2012

CHUPACABRAS

Mi ricordo, oh se me lo ricordo, come ci si perdeva affogando negli ormoni e nei sensi, quando coi primi amori sperimentali, sulle spiagge al tramonto, il pudore diventava uno sconosciuto e nulla piu' mordeva il freno, nulla piu' fermava mani e pelle e bocche e saliva. Mi ricordo anche i passi suonati nella battigia, al giorno, quando si camminava, mano nella mano, e si scorreva poi nell'acqua fino agli scogli, e ancora li' ci si infrangeva tra le rocce e i graffi che sapevano come e' ovvio ma forse non troppo, di sale e ferroso denso. Mi ricordo quelle prime febbri col mare e la pineta sempre presenti, evocativa adolescenza vissuta nei porti dello splendore medio adriatico, che cela le sue meraviglie ai turisti e si rivela solo a coloro che sanno e possono viversene i maggio chiari e i settembre velati. Mi ricordo certi sguardi invidiosi, altri sognanti, dei passanti, dei maiali, dei malefici signori, dei gentili passeggiatori, degli scabrosi guardoni e dei gabbiani, pazienti, sornioni, indagatori. Mi ricordo la sensazione di sciogliersi nel corpo e trovarsi onda, la giovinezza, e poi piu' tardi le storture, a separarmi da quei tempi. Ma ancora e sempre, certa febbre che supplisce al confine in cui ti spingono il bianco e l'ingrigire, esiste, pulsa, si ribella. E mi ricordo, ancora adesso mi ricordo, che ci sono modi per reagire, per stupire, per stupirsi di sapere ignorare. Ma se nel mio giardino ora mi pongo e con te per mano mi dirigo, e nuda ti voglio, nuda ti osservo, nuda ti accarezzo, mi spieghi perche' devo offrire spettacolo agli elicotteri delle guardie che di ronda vanno per le campagne, da noi stessi spesati e autorizzati a consumare carburante, a radiografarci i polsi, a sorridere dei nostri personali privilegi? Che siano polli da cuocere o fiaschi da svuotare, che siano affetto o una stortura sessuale, mi spieghi perche' li dovrei mostrare a questi infami chupacabras?




al_terzo_doppio_whisky